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IL CASO

Regeni, giudici: annullato il rinvio a giudizio degli 007


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14 ott 2021, 21:58
I genitori di Giulio Regeni

I genitori di Giulio Regeni

Battuta d'arresto per il processo a carico dei quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, brutalmente torturato e infine ucciso il ricercatore Giulio Regeni nel 2016.

Gli atti del processo agli agli 007 egiziani accusati di avere sequestrato e ucciso Giulio Regeni devono tornare al Gup . È quanto deciso dalla III corte d'Assise di Roma. La decisione è legata all'assenza in aula degli imputati, nodo affrontato nella prima udienza. 

I giudici, dopo una camera di consiglio durata oltre cinque ore, hanno annullato l'atto con cui il gup ha disposto il rinvio a giudizio degli imputati nel maggio scorso. Si riparte quindi dall'udienza preliminare. Il giudice dovrà utilizzare tutti gli strumenti, compresa una nuova rogatoria con l'Egitto, per rendere effettiva e non solo presunta la conoscenza agli imputati del procedimento a loro carico.

A parere della Corte d'assise di Roma «il decreto che disponeva il giudizio era stato notificato agli imputati comunque non presenti all'udienza preliminare mediante consegna di copia dell'atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento». 

«Riteniamo importante che il governo italiano abbia deciso di costituirsi parte civile. Prendiamo atto con amarezza della decisione della Corte che premia la prepotenza egiziana. È  una battuta di arresto, ma non ci arrendiamo. Pretendiamo dalla nostra giustizia che chi ha torturato e ucciso Giulio non resti impunito. Chiedo a tutti voi di rendere noti i nomi dei 4 imputati e ribaditelo, così che non possano dire che non sapevano». L'avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, lasciando l'aula bunker di Rebibbia al termine dell'udienza. Presenti accanto alla Ballerini anche Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio e Irene, la sorella. 

La decisione dei giudici della III corte d'assise di Roma è stata accolta a piazzale Clodio con «sorpresa e amarezza». Fonti della Procura affermano che «il tentativo di impedire che il processo si celebrasse non collaborando, è andato a buon fine malgrado un lavoro intenso di oltre cinque anni che ha permesso l'identificazione dei presunti autori dei fatti». Le fonti giudiziarie «si augurano che riprendano con rinnovata determinazione le azioni, a tutti i livelli, per ottenere l'elezione di domicilio degli imputati così che il gup cui la Corte d'Assise ha rimesso gli atti possa riavviare il processo al più presto». 

 

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