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Italia ed Estero

CORONAVIRUS NEL MONDO

Gli Usa temono 200mila morti ma NY non va in quarantena

Redazione Web

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29 mar 2020, 21:38
Donald Trump Foto Ansa  © www.giornaledibrescia.it

Donald Trump Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Milioni di casi» di Coronavirus e fino a 200mila morti negli Stati Uniti. Anthony Fauci, il massimo esperto di malattie infettive americano e consulente della task force sul Coronavirus, calcola quanto potrebbe costare in termini di vite umane l’emergenza in atto. Una fotografia che sembra scontrarsi con la volontà di Donald Trump di riaprire l’economia, in tutto o almeno in parte, per Pasqua.

Un obiettivo «ambizioso» che non richiede alcuna quarantena per New York: dopo aver minacciato il blocco dello Stato, il presidente americano ci ripensa e opta per un’allerta-viaggi con la quale chiede ai residenti della Grande Mela, New Jersey e Connecticut di evitare tutti gli spostamenti non essenziali.

«È in linea con quello che stiamo già facendo», taglia corto Andrew Cuomo, il governatore di quello stato di New York che è l’epicentro della crisi negli Stati Uniti con i suoi quasi 60mila casi e 965 morti. Altri focolai importanti stanno scoppiando comunque anche a New Orleans, Chicago, in alcune aree della California e a Detroit, dove è stata decisa la cancellazione dell’edizione 2020 del Salone dell’Auto, in calendario per giugno.

«Nessuna città scamperà il virus e tutte potrebbero avere un’epidemia simile a New York», mette in guardia Deborah Birx, il medico membro della task force sul Coronavirus della Casa Bianca. Alle prese con un balzo dei casi la Florida vieta l’affitto delle case per le vacanze e istituisce checkpoint al confine con l’Alabama per bloccare l’ingresso di chi arriva dalla Louisiana.

Le violente critiche di Cuomo sono state uno dei motivi che hanno fatto cambiare idea a Trump sulla quarantena di New York, insieme ai possibili effetti che una tale decisione avrebbe potuto avere sui mercati finanziari.

«La task force ha deciso all’unanimità contro la quarantena di New York», spiega il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, assicurando che nonostante lo stop l’economia americana ripartirà e tornerà a crescere a tassi sostenuti.

Ma l’unità di crisi sul Covid-19 è ora chiamata a decidere le prossime mosse. Il 30 marzo scade infatti il termine dell’iniziativa di 15 giorni lanciata dalla Casa Bianca per rallentare la diffusione del virus e si attendono le nuove linee guida dell’Amministrazione. Trump ha ribadito più volte che vorrebbe un allentamento delle restrizioni per consentire al Paese di riaprire.

«Presenteremo al presidente i dati e deciderà nel miglior interesse degli americani», afferma Mike Pence, il vice-presidente responsabile del coordinamento della risposta americana all’emergenza, osservando come la decisione sarà presa in consultazione con le autorità sanitarie.

«Non sono contrario a un allentamento delle restrizioni nelle aree con pochi casi» spiega Fauci, il «virologo in chief», non sempre d’accordo con il presidente. Il vero nodo da sciogliere, spiega, è però quello dei test a risposta rapida. Una volta che sarà possibile eseguire test su larga scala in tempi rapidi e avere un quadro preciso della realtà, allora sarà possibile riaprire e riaprire in sicurezza.

Ma questo «non accadrà a breve», aggiunge Fauci prevedendo, in base ai modelli disponibili, che il Coronavirus potrebbe uccidere fra le 100mila e le 200mila persone negli Stati Uniti. «Migliaia di newyorkesi moriranno per il virus», gli fa eco Cuomo.

È questo il contesto in cui Trump è chiamato ad assumere la decisione più importante della sua presidenza e alla quale sono appese le sue chance di rielezione. Una decisione da prendere fra non poche pressioni. Prime fra tutte quelle dei democratici in Congresso. «Mentre il presidente imbroglia, la gente muore», tuona la speaker della Camera Nancy Pelosi, che incalza la Casa Bianca anche sugli aiuti all’economia. I 2mila miliardi di dollari di aiuti concessi sono «solo un anticipo» per gli americani.

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