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Italia ed Estero

LA PANDEMIA

Dopo un mese in giallo, il resto della Lombardia torna arancione


Italia ed Estero
26 feb 2021, 19:04
TRE GIORNI CON OLTRE 900 CASI

La Lombardia diventa zona arancione da lunedì primo marzo. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha stabilito i nuovi passaggi di fascia alla luce dell'andamento della pandemia. Anche Marche e Piemonte passano in arancione, mentre Basilicata e Molise diventano rosse.

A quattro settimane dalla zona gialla, istituita l’1 febbraio, la nostra regione vede dunque peggiorare significativamente la situazione del contagio da coronavirus. Una situazione che ha già portato all’istituzione fino al 2 marzo di una zona arancione rafforzata per la provincia di Brescia, con la chiusura di tutte le scuole.

Il problema, ad ogni modo, riguarda tutta Italia. Il monitoraggio settimanale del ministero della Salute fotografa un Paese sempre più in difficoltà a causa della diffusione delle varianti del Covid e dagli esperti arriva un nuovo invito a mantenere e anzi rafforzare i provvedimenti restrittivi: «Alla luce del chiaro trend in aumento - dice l'Istituto superiore di sanità - sono necessarie ulteriori e urgenti misure di mitigazione sul territorio nazionale e puntuali interventi» locali «per evitare il sovraccarico dei servizi sanitari». Indicazioni che potrebbero tradursi in una nuova stretta nel Dpcm in vigore dal 6 marzo, che il governo sta mettendo a punto in queste ore.

I nuovi passaggi di colore, come annunciato dall'esecutivo nella riunione con le Regioni di giovedì per andare incontro alle richieste dei presidenti e delle categorie economiche sul territorio, entreranno in vigore non più la domenica ma il lunedì. Un'apertura che però non placa le polemiche visto che il governatore della Lombardia Attilio Fontana torna a chiedere il superamento del sistema delle fasce. «È arrivato il momento che i tecnici ci dicano in modo chiaro e definitivo come superare questo stillicidio settimanale con regole stabili e sicure». Il governo ha già detto però che i colori resteranno anche con il prossimo Dpcm - «un sistema alternativo non c'è» è stata la risposta della ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini ai presidenti - e che non è possibile per ora riaprire.

I numeri sono d'altronde impietosi. I casi giornalieri sono tornati sopra i 20mila, il tasso tra tamponi e positivi è salito al 6,3%, ci sono ancora 253 morti in 24 ore. Non solo: dieci regioni hanno un Rt superiore all'1, in cinque il rischio complessivo è alto e in otto il tasso di occupazione in terapia intensiva è sopra la soglia critica. «È fondamentale - dice l'Iss - evitare tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo familiare e rimanere a casa il più possibile». 

 

 

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