L’aereo abbattuto, specchio dei tempi mutati

In questi giorni di guerra, non è passato sotto silenzio il primo abbattimento in un duello aereo compiuto da un F-35 (israeliano), lo stesso caccia Usa di 5ª generazione dei Diavoli Rossi di Ghedi. Meno si è detto sull’aereo abbattuto: uno Yak-130, velivolo dalla storia singolare che rivela quanto rapidamente in pochi anni siano mutati gli scenari globali.
Concepito come addestratore e velivolo da supporto tattico, nacque da un’istanza delle forze armate di Mosca che ne affidarono lo sviluppo alla russa Yakolev all’indomani della caduta dell’Urss (’93). Nel progetto fu presto coinvolta l’italiana Aermacchi (poi confluita in Alenia, oggi parte di Leonardo), che mirava a un addestratore per i jet Nato del futuro (F-35 incluso). La partnership si arenò nel 1999: troppo prematuri i tempi per condividere logiche e tecnologie di due universi per decenni contrapposti.

Dal punto in cui erano arrivate insieme, le due aziende svilupparono ciascuna un proprio velivolo: a Mosca nacque lo Yak-130 (fornito all’Iran dal 2023), in Italia l’M-346 «Master», l’aereo su cui si formano i nostri piloti di caccia e su cui a breve voleranno le Frecce Tricolori.
A un occhio non esperto possono sembrare lo stesso velivolo. Con l’ala alta e le forme del paradosso: specchio di un tempo in cui la Russia post-sovietica pareva vicina al punto da condividere con essa progetti militari e non una minaccia per quell’Europa che ancora fatica a costruire una difesa comune.
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@Domenica
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