Nel nome del padre

Fatti di cronaca distanti tra loro sono talvolta accostati nella narrazione quotidiana. E finiscono, con incoerenza solo apparente, col rivelarci affinità anche potenti. Così negli ultimi giorni, si sono intrecciate storie accomunate dal dolore e dalla forza di alcuni padri. Dopo una tragedia della strada costata la vita a un ventenne, il comico e conduttore radiofonico Giorgio Zanetti non ha esitato a raccontare il vissuto di genitore che dal 1999 si misura con lo strazio della perdita di un figlio 15enne per incidente, mettendo così a disposizione di altri genitori che vivono lo stesso dramma la sua esperienza.
Antonio Farinelli, papà di Simone, il 20enne di Niardo travolto dalla piena a Bologna, ha avuto la forza di levare la sua voce perché in nome del figlio tutti ci si prenda più cura del territorio. Nelle stesse ore a Brescia giungevano, Rami Elhanan, israeliano, e Bassam Aramin, palestinese: padri di figli uccisi nell’infinito scontro che lacera il Medio Oriente e che hanno scelto la via del dialogo anziché quella delle armi. Infine, Gino Cecchettin, solo poche ore prima di rivedere in aula l’assassino di sua figlia Giulia, si è rivolto da Darfo ai bresciani perché siano i primi alfieri alla lotta al patriarcato.
Tutti esempi di padri che hanno patito la ferita più atroce, ma che hanno saputo non cedere alla rabbia e spalancarsi all’altro facendo del proprio dolore germoglio di speranza. Uomini, con la U maiuscola, la cui forza risalta ancora più in un tempo in cui si narra spesso – e giustamente –dei misfatti di tanti altri maschi.
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