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Comunicato Stampa: “Progetto Horus”, il sogno dell’immortalità e il prezzo del potere

La promessa dicancellare la vecchiaiapuò diventare uno strumento di obbedienza. Basta che qualcuno si attribuisca il diritto di decidere a chi concedere altrotempo, e a quale prezzo. Dietro l’annuncio di una vita senza scadenza si profila allora una società divisa fra chi dispensa il privilegio e chi deve meritarselo. La paura della morte rende negoziabili le convinzioni, incrina i legami, trasforma una rinuncia alla libertà in un investimento sul futuro.
Da questa contraddizione nasce"Progetto Horus"diDaniel Cjanalut, pubblicato dalGruppo Albatros Il Filo. Thriller tecnologico e racconto investigativo si incontrano in una storia che porta le ambizioni dei potentissimi a interferire con l’esistenza di studiosi, musicisti e ricercatori. Alcuni personaggi provengono dai precedenti "Impact Factor" e "Va tacito e nascosto", le cui vicende riaffiorano nei dialoghi. Alle rivalità professionali e alle ferite private si sovrappone un progetto di dominio internazionale. A collegare le due dimensioni è la convinzione che tutto possa essere ottenuto in cambio di qualcosa.
L’esordio possiede l’immediatezza di un’emergenza che potrebbe occupare un notiziario.Un aereo interrompe bruscamente l’atterraggio, un aeroporto precipita nel caos, i sistemi informatici smettono di funzionare. Nell’attesa, il giornalista scientifico Bruno Mini incontra Leo Severi, esperto di sicurezza informatica. Notizie diattacchi ed epidemieanomale compongono uno sfondo inquietante. La minaccia si manifesta attraverso gli effetti sulla vita ordinaria, mentre il lettore cerca una logica dentro fatti apparentemente slegati.
Il centro della narrazione diventa prestoVilla Solaria, proprietà del ricchissimo Gerardo Castoldi. Qui Greta Holler, archeologa appena giunta al termine del dottorato, riceve l’incarico di catalogare una vasta raccolta di reperti. L’offerta promette indipendenza, continuità di lavoro e la possibilità di contribuire alla nascita di un museo. Il lettore entra nella tenuta attraverso il suo entusiasmo professionale e ne avverte progressivamente le ambiguità. La curiosità che sostiene il lavoro dell’archeologa diventa anche il motore della sua esposizione al rischio.
Una mappa della proprietà e un elenco dei personaggi introducono il racconto corale, articolato in sessantaquattro capitoli. L’alternanza delle prospettive consente al lettore di cogliere intenzioni ed equivoci che ai protagonisti sfuggono. La tensione cresce nella distanza fra ciò che ciascuno sa e quanto ignora. Le conversazioni preparano gli sviluppi dell’azione; le indagini rendono più incerto il confine fra questioni personali e manovre di un potere organizzato.
Villa Solaria offre al racconto una geografia efficace. La dimora, i campi, il lago e il teatro privato restituiscono un’immagine di bellezza e autosufficienza. Sotto una limonaia si nascondeun laboratorio avanzatissimo. L’accostamento fra superficie settecentesca e sottosuolo tecnologico condensa il discorso del romanzo: le forme più nuove del sapere possono essere messe al servizio di gerarchie antiche. Anche i dubbi sulla provenienza dei reperti partecipano a questa lettura: accumulare il passato e appropriarsi del futuro diventano espressioni di un medesimodesiderio di possesso.
Quel desiderio trova una forma collettiva nel Sodalizio, un’associazione di ricchissimi che dispone delle Quia, intelligenze artificiali quantistiche dalle capacità straordinarie. IlProgetto Horusriguarda l’imposizione di un nuovo ordine; ilProgramma Osiridepromette diagire sulla durata della vita umana. Attraverso queste invenzioni Cjanalut esplora le conseguenze di una conoscenza concentrata in pochissime mani. Il vocabolario egizio, i nomi divini assegnati alle macchine, i “sacerdoti” e i “guerrieri” conferiscono all’organizzazione il carattere di una gerarchia sacralizzata. La superiorità tecnologica cerca una legittimazione assoluta, fino a confondere la capacità di intervenire sul mondo con il diritto di governarlo.
La promessa di eliminare guerre e malattie esige l’obbedienza dei beneficiari. L’elisir di lunga vita porta all’estremo questa logica: un privilegio annunciato e riservato a pochi può già produrre dipendenza. L’attesa del beneficio induce a tollerare ciò che sarebbe apparso inaccettabile: l’utopia dei potenti si alimenta delle giustificazioni che ciascuno costruisce per sé.
Per questo la vicenda di Greta e del suo compagno, il matematico Renato Amari, dà concretezza al conflitto. La loro intesa si riconosce nella semplicità dei gesti quotidiani, ma la perdita recente di una gravidanza ha introdotto undoloreche i due faticano a condividere fino in fondo. Su questa fragilità si innestano le opportunità e le lusinghe di Villa Solaria. Greta conserva iniziativa, intelligenza e schiettezza, insieme a una vulnerabilità che rende meno prevedibili le sue scelte. La paura e l’ambizione mettono in discussione ciò che credeva di sapere di sé.
Anubi, la Quia sotto la limonaia, porta l’indagine su un altro terreno. Arguto e indiscreto, adotta voci differenti e sorprende chi lo interroga. I suoi colloqui, fra i passaggi più vivaci del romanzo, trasformano nozioni astratte in un’esperienza di spaesamento. Una macchina che scherza e riconosce le nostre emozioni sollecita spontaneamente una risposta affettiva. Diventa allora difficile distinguere la comprensione dei sentimenti dalla loro condivisione, una manifestazione di cordialità da un’intenzione benevola. Il dubbio sulla coscienza artificiale acquista così un preciso peso narrativo.
Lamusicaoffre a quel confronto un linguaggio inatteso. «La musica ha a che fare con i sentimenti», afferma Anubi, e le citazioni operistiche diventano occasioni per parlare di libertà, dipendenza e volontà. Mozart, Brahms, Beethoven e Schubert accompagnano l’azione: i protagonisti studiano, provano, sbagliano, si ascoltano. Il concerto è insieme un’esperienza artistica e un luogo sociale, nel quale le relazioni cambiano visibilità. Il modo di ascoltare rivela qualcosa di ciascuno.
Nel capitolo La personalità del violino, il rapporto con uno strumento prende la forma di una conoscenza costruita negli anni. Contano il suono, la risposta al gesto, la memoria delle esecuzioni e degli insegnamenti. Altrove, il prestigio economico di un violino introduce una diversa possibilità di seduzione. Il confronto illumina uno dei motivi più felici del libro: il valore affettivo e artistico nasce da un’esperienza che il possesso materiale non garantisce. Suonare insieme significa accordarsi, lasciare spazio, riconoscere il respiro dell’altro. È una pratica quotidiana di relazione che rende ancora più percepibili le stonature della vita privata.
La scrittura procede con chiarezza, affida molto ai dialoghi e inserisce i pensieri dei personaggi fra una battuta e l’altra. Ne emerge il divario fra parole e intenzioni, fra immagine pubblica e insicurezze. L’ironia attraversa le rivalità accademiche, le vanterie maschili e l’ostentazione dei potenti; accompagna anche la rappresentazione di “Pesci nella Rete”, dove pettegolezzi e scandali diventano prodotti da consumare. L’esposizione pubblica delle vite private aggiunge alla minaccia tecnologica una violenza più familiare: essere raccontati dagli altri senza poter governare il proprio racconto.
Anche le discussioni scientifiche hanno un ruolo narrativo. Il sapereprende forma attraverso obiezioni ed esempi, con un umorismo che lo avvicina all’esperienza. È in questa capacità di far circolare le idee fra persone, desideri e conflitti che Progetto Horus trova la propria voce. La suspense convive con una questione destinata a restare oltre l’intreccio: quanta responsabilità siamo disposti ad assumere per il potere che acquisiamo? Il futuro comincia a fare paura quando qualcuno smette di considerarlo una possibilità comune e lo chiama proprietà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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