GdB Robotica

Capoferri: «Per il lavoro il rischio non sono i robot ma restare fermi»

L’ad di Gulliver: «Le imprese bresciane conoscono come pochi processi e materiali. Possiamo fare innovazione»
Un robot di Gulliver
Un robot di Gulliver

L’intelligenza artificiale non è più solo quella dei modelli linguistici (i cosiddetti LLM), capaci di generare testi e rispondere alle domande, ora entra nelle macchine, le aiuta a interpretare l’ambiente e consente loro di adattarsi a situazioni nuove.

È la frontiera della Physical AI, una trasformazione che può cambiare fabbriche, logistica e sicurezza sul lavoro. Per le imprese bresciane, secondo Stefano Capoferri, amministratore delegato di Gulliver, la vera minaccia «non è l’arrivo dei robot, è restare fermi. Se le nostre imprese non adottano queste tecnologie, lo faranno i concorrenti altrove, e allora sì che i posti di lavoro sarebbero a rischio». Fondata nel 2000 a Brescia da Giuseppe Capoferri insieme ad altri tre soci, Gulliver è una software house specializzata nella digitalizzazione dei processi aziendali. Sviluppa soluzioni web e mobile per logistica, sicurezza sul lavoro e forza vendita, integrando intelligenza artificiale e Internet of Things. Con la sede in Lussemburgo oggi opera concretamente nel settore della robotica.

Che cosa distingue la Physical AI dall’automazione tradizionale

«La differenza è sostanziale. Un robot classico esegue sempre lo stesso movimento, in un ambiente costruito su misura per lui. Un sistema di Physical AI può riconoscere un pezzo posizionato male, evitare un ostacolo, imparare dall’interazione con un operatore. È la differenza tra una macchina che obbedisce e una che collabora».

Perché la Physical AI riguarda da vicino il territorio bresciano?

«La nostra è una delle aree manifatturiere più importanti d’Europa: meccanica, metallurgia, componentistica, agroalimentare. Proprio qui la Physical AI può fare la differenza. Molte piccole e medie imprese faticano a trovare personale per mansioni ripetitive, pesanti o rischiose, mentre la concorrenza internazionale impone tempi e costi sempre più stretti. Macchine capaci di adattarsi anche a produzioni in piccoli lotti, tipiche delle nostre aziende, rendono l’automazione accessibile anche a chi finora la considerava troppo rigida o costosa».

Quindi non si tratta solo di aumentare la produttività delle fabbriche?

«Non si tratta solo di fabbriche. Le stesse tecnologie trovano spazio nella logistica, nell’agricoltura, nelle ispezioni di impianti e infrastrutture, nei luoghi dove l’intervento umano è difficile o pericoloso. Pensiamo a chi lavora in quota, vicino a forni, in spazi confinati. Affidare queste attività a una macchina significa prima di tutto proteggere le persone».

La paura più diffusa è che i robot rubino il lavoro. È un timore fondato?

«Ogni innovazione porta con se un timore atavico che le macchine rubino il lavoro. È comprensibile. La storia insegna che la tecnologia trasforma i mestieri più di quanto li cancelli: alcune mansioni scompaiono, altre nascono, molte cambiano contenuto. Chi oggi carica e scarica pezzi da una macchina domani potrà programmarla, supervisionarla, gestirne la manutenzione. Il rischio vero non è il robot, è restare fermi».

Quale sarà il ruolo delle competenze e dell’esperienza dei lavoratori?

«La Physical AI non sostituisce l’esperienza di un tecnico che conosce il suo processo da vent’anni: quella competenza diventa ancora più preziosa, perché è lui che insegna alla macchina cosa fare. Perché questa trasformazione sia un vantaggio per tutti, la prima condizione è la formazione. Il nostro territorio ha già tutti gli ingredienti per fare la differenza: scuole tecniche di lunga tradizione, ITS, un’università radicata nel territorio, un polo dell’innovazione che sta prendendo forma e un tessuto imprenditoriale forte».

Brescia è pronta a compiere questo salto?

«In Italia ed in Europa stiamo percorrendo questa strada. Le basi, le competenze e la voglia di fare ci sono anche a Brescia. Lo vediamo ogni giorno nei progetti a cui stiamo lavorando con realtà del territorio. Ora si tratta di mettere insieme questi ingredienti e passare dalla teoria alla pratica. Proprio come piace ai bresciani: meno parole e più fatti».

La sfida è adottare queste tecnologie o diventare capaci di crearle?

«C’è una sfida più ambiziosa, che riguarda non solo chi la Physical AI la adotta, ma chi può costruirla. Le imprese bresciane conoscono come pochi i processi, i materiali e le esigenze dei clienti. Quella conoscenza è la materia prima per progettare nuovi prodotti e servizi da offrire sul mercato. La domanda da porsi, allora, non è "un robot mi sostituirà?" ma "che cosa posso creare io, con queste tecnologie, che oggi ancora non esiste?". La Phisical Ai non è fantascienza, nè una minaccia incombente. E’ uno strumento, il suo valore dipende cda come lo usiamo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

Economia & Lavoro

Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...