Un orto in ogni casa con la vertical farm creata da Tomato+

Immaginate di poter coltivare in casa, esattamente come in un orto all’aperto, germogli, erbe e verdure, senza limiti di clima o stagione, senza sforzi, utilizzo di pesticidi o sprechi. Con l’azienda bresciana Tomato+ tutto ciò è già possibile, grazie ad un sistema brevettato di coltivazione idroponica in cialde biodegradabili e compostabili.
A Daniele Rossi, ceo di Tomato+, l’idea di creare l’unico prodotto professionale ad oggi sul mercato in grado di funzionare senza necessità di personale esperto, sfruttando serre automatizzate plug and play ad uso domestico o industriale, viene tra il 2014 e il 2015 durante una cena di lavoro in Siberia, quando ancora progettava e realizzava giardini di lusso in tutto il mondo. Un cliente gli disse «Il futuro non è fare giardini, ma farsi i pomodori in casa».Con questa pulce nell’orecchio Rossi torna in Italia e una sera, nell’inserire la cialda e premere il tasto per farsi un caffè, trova il modo: «Deve diventare semplice così».
Classe ’88 e nato a Montichiari, l’imprenditore costruisce da sè un prototipo di legno, deposita il brevetto e nel 2016 fonda l’azienda che ad oggi conta 10 dipendenti, distributori in tutta Europa e infinite collaborazioni, tra cui quella con la sede di Catania del Consiglio nazionale delle ricerche per «inoculare vitamine e nutrienti aggiuntivi nelle piante, come la B12». E nel corso degli ultimi tre anni ha raccolto circa quattro milioni di euro da investitori privati e 600mila dal crowdfunding.
Il segreto della startup bresciana nata dall’idea di un futuro sostenibile e sano nella produzione di verdure, risiede «nell’aver semplificato una serra industriale all’interno di un elettrodomestico.
Su ogni piano tramite un click si va a ricreare la condizione ottimale per la pianta e con il software si possono, in pochi minuti, impostare una serie di parametri per crearle il ciclo desiderato» racconta Rossi. Basta solo una presa elettrica per attivare il processo gestito autonomamente dal software che «coniuga botanica, agronomia, luci led e utilizzo mirato dell’acqua, riducendo gli sprechi fino al 97%».
Alla cialda, (più di 40 le coltivazioni di germogli, funghi, basilici, insalate o erbe tra cui scegliere) si dona infatti la luce per germinare e l’umidità giusta in tutte le fasi di crescita, cosicché «il seme non dovrà difendersi dalla pioggia, lo smog, la siccità, ma potrà concentrarsi solo sulla crescita, il gusto ed il profumo».
Al posto di usare il terreno come veicolo per trasportare le soluzioni nutritive alle radici della pianta si utilizza invece l’acqua, «replicando lo stesso processo ma in modo più pulito, concentrando maggiormente le sostanze nutritive, senza utilizzare fitosanitari e con meno sprechi». Nella corsa ad un futuro sostenibile, sono stati creati impianti di vertical farm vicino alle città, sistemi innovativi, «con il limite di essere inseriti in un sistema industriale classico di imballaggio, stoccaggio, trasporto e vendita che crea ancora troppi sprechi e CO2».
Tomato+, invece, è un’agricoltura «a centimetro zero, perché fornendo direttamente cialda, serra e tecnologia per far crescere la pianta accorcia la filierae taglia trasporti e sprechi. Questo sistema va controcorrente rispetto a tutti gli altri». La serra Horto2, a due piani, è pensata per abitazioni private e piccola ristorazione. La Horto4, a quattro piani, per mense collettive e ristoranti (molti stellati già la utilizzano come il Grand Hotel a Villa Feltrinelli) e la HortoProfessional (un container lungo 13m al cui interno si possono coltivare 25mila cialde) per supermercati od ortofrutta.
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