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Dpcm automotive, via libera della Corte dei Conti: pronti 1,3 miliardi

Accordi per l’innovazione e «mini» Contratti di sviluppo i due canali principali: ora si attendono i decreti attuativi
A cura di Ibs Consulting
Un'azienda del settore automotive - © www.giornaledibrescia.it
Un'azienda del settore automotive - © www.giornaledibrescia.it

Il settore automotive italiano si prepara a ricevere una delle più significative iniezioni di risorse pubbliche degli ultimi anni. Un decreto ad hoc della Presidenza del Consiglio dei ministri – annunciato a febbraio e firmato dai ministri delle Imprese de Made in Italy Adolfo Urso, dell’Economia Giancarlo Giorgetti, delle Infrastrutture Matteo Salvini e della dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin – è stato recentemente approvato dalla Corte dei Conti, dando il via a una nuova fase per il comparto.

Leggendo il testo del Dpcm emerge come il provvedimento ridistribuisca oltre un miliardo di euro del Fondo Automotive istituito nel 2022 (1,3 miliardi), aprendo due canali distinti per le imprese della filiera. I dettagli potranno essere precisati in sede definitiva, con la pubblicazione dei decreti attuativi, ma l’impianto complessivo appare ormai definito.

Gli strumenti

Il primo canale è quello degli Accordi per l’innovazione: 747 milioni di euro destinati a progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, con uno sportello atteso tra novembre e dicembre 2026. Il secondo canale è quello dei cosiddetti «mini» Contratti di sviluppo: oltre 300 milioni di euro riservati a programmi di investimento di dimensione inferiore ai 20 milioni, gestiti da Invitalia – la società in house al 100% del Ministero delle Imprese – nell’ambito di un regime di aiuti la cui definizione è ancora in corso.

Si tratta di una discontinuità importante rispetto al passato: per la prima volta le risorse del Fondo Automotive vengono destinate anche a tecnologie cosiddette dual-use – ovvero con applicazione sia civile che nel comparto Difesa e sicurezza – purché caratterizzate da concreta interoperabilità con il settore della mobilità sostenibile. Una scelta che amplia significativamente la platea dei potenziali beneficiari, includendo aziende attive in ambiti come la sensoristica avanzata, i sistemi embedded e la cybersecurity per i trasporti connessi.

L’attenzione del Ministero è rivolta in particolare alle priorità indicate dalla Visione strategica del Cluster Nazionale Trasporti: mobilità connessa e automatizzata (Ccam), decarbonizzazione della trazione, idrogeno per il trasporto pesante, piattaforme MaaS e tecnologie made in Italy per i mercati globali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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