Gli architetti dell’AI che sbagliano, consapevoli dell’errore

«Penso che la decisione di Time di nominare gli “Architetti dell’AI” come Persona dell’Anno 2025 sia molto significativa e riflette un momento storico importante. Ma suscita anche opinioni contrastanti».
Con questa frase – fredda e sintetica come da prompt – ChatGpt commenta la decisione della rivista Usa annunciata qualche giorno fa. E non sbaglia, ovviamente, nel mostrare la doppia faccia di tale riconoscimento. È innegabile che l’AI generativa abbia trasformato il nostro mondo, come parimente è ineludibile l’impatto che, a monte e a valle, la sua pervasività ha e avrà su persone, Stati e unioni di essi.
Perché parlare di intelligenza artificiale significa scomodare l’ambito del personale, persino dell’intimità individuale, ma anche temi geopolitici ed economici. Particolare e universale sono sullo stesso piano ma all’interno di narrazioni diverse, e ciò che è interesse di uno diventa interesse di molti. Si unificano fisica delle particelle e relatività generale.
Ma attenzione, la nomina è andata agli architetti dell’AI, non all’AI in sé e per sé. E gli architetti sono persone, non algoritmi: generosi e avidi, disinteressati e pragmaticamente coinvolti. Persone che persone sbagliano, spesso sapendo di farlo.
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