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Casa, lavoro, scuola: l’aria fa la differenza

Temperatura e comfort sono elementi essenziali, ma anche quello che respiriamo al chiuso può incidere sul benessere
Negli ambienti chiusi la salubrità dell'aria influisce sul benessere
Negli ambienti chiusi la salubrità dell'aria influisce sul benessere

Con l’avvicinarsi della stagione invernale torna al centro dell’attenzione la qualità degli ambienti indoor. Nei mesi più freddi, infatti, aumentano le ore passate in spazi chiusi – casa, scuola, lavoro –, rendendo ancora più importante garantire condizioni indoor salubri e confortevoli. Temperatura e comfort sono elementi essenziali, ma anche l’aria respirata al chiuso può incidere sul benessere e sulla capacità di concentrazione.

Lo studio

Secondo lo studio Quality Air, realizzato da Airzone su un campione rappresentativo di oltre mille persone dai 25 ai 65 anni di età, il 96,2% degli intervistati ritiene che la qualità dell’aria abbia un impatto diretto sulla salute, mentre l’89% la associa anche all’umore e al benessere psicofisico.

Lo studio condotto da Airzone evidenzia come gli intervistati trascorrano in media 14,7 ore al giorno in ambienti interni e come il 74,3% sia preoccupato per la qualità dell’aria indoor.

I disturbi

Il mal di testa è spesso associato all'aria cattiva
Il mal di testa è spesso associato all'aria cattiva

Una cattiva qualità dell’aria può essere associata a disturbi che interferiscono con le attività quotidiane: il 67,4% degli intervistati indica il mal di testa tra i possibili effetti di elevate concentrazioni di CO2, il 64,7% segnala stanchezza o affaticamento e il 27,4% la mancanza di concentrazione. Condizioni che, anche negli ambienti scolastici, possono ostacolare il benessere e creare un contesto meno favorevole all’attenzione e all’apprendimento.

Nonostante la crescente sensibilità verso il tema, oltre tre intervistati su quattro (75,8%) dichiarano di non avere modo di conoscere o misurare se la qualità dell’aria negli ambienti interni sia ottimale.

Non sempre basta aprire le finestre per un ricambio ottimale dell'aria
Non sempre basta aprire le finestre per un ricambio ottimale dell'aria

La ventilazione manuale, attraverso l’apertura di porte e finestre, resta la pratica più diffusa, adottata dal 96,9% delle persone.

Tuttavia, questa abitudine presenta alcuni limiti: il ricambio d’aria ottenuto aprendo le finestre comporta inevitabilmente una dispersione del calore accumulato negli ambienti, vanificando parte dell’energia impiegata per il riscaldamento e incidendo sui consumi.

Allo stesso tempo, nei periodi caratterizzati da elevate concentrazioni di pollini o in contesti urbani particolarmente inquinati, può favorire l’ingresso di allergeni e particelle provenienti dall’esterno. Per questo motivo, il solo ricambio d’aria naturale non sempre rappresenta la soluzione più efficace per garantire ambienti salubri, confortevoli ed energeticamente efficienti.

La tecnologia

Casa, scuola e lavoro l'aria è un bene prezioso
Casa, scuola e lavoro l'aria è un bene prezioso

La ricerca mostra anche come solo il 37,8% degli intervistati sarebbe disposto a investire in tecnologie per misurare e migliorare la qualità dell’aria in casa.

Una distanza tra percezione e capacità di intervento che emerge anche negli ambienti di lavoro: per il 95,2% delle persone è importante lavorare in uno spazio con aria pulita e salubre e l’89,4% ritiene che una buona qualità dell’aria abbia un impatto positivo sulla produttività.

Tuttavia, soltanto il 23% degli intervistati dichiara che l’organizzazione per cui lavora dispone di sistemi automatizzati per misurarla e regolarla.

Un divario che richiama l’attenzione sulla responsabilità di chi progetta, gestisce e amministra gli spazi collettivi, dalle aziende agli istituti scolastici, nel garantire ambienti più salubri, confortevoli ed efficienti.

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