Qualche giorno fa le prime anticipazioni. Volkswagen potrebbe lasciare a casa fino a centoventimila dipendenti su 657.000 totali, chiudendo quattro stabilimenti: Emden e Zwickau nel 2031, Hannover nel 2032, oltre all’impianto Neckarsulm nel 2034. Ieri si i è registrato un ulteriore inasprimento delle ipotesi: altri 55.000 o addirittura 70.000 addetti nei prossimi anni potrebbero esser costretti a lasciare il gruppo di Wolfsburg, che ha chiuso il trimestre con consegne globali in calo dell’8,6%, appesantite da un tonfo del 36,6% nel mercato cinese, mentre Nord America (+7,7%) ed Europa occidentale (+1,8%) hanno tenuto.
Questo perché fra il 2019 e il 2025 la produzione d’auto in Germania è scesa da 4,9 a 4,2 milioni di unità: un calo significativo in valore assoluto (700mila unità), ma inferiore in termini relativi al crollo registrato in Italia e in Francia. Il secondo trimestre del 2026 rischia così di essere ricordato come uno dei più difficili di sempre per l’industria dell’auto tedesca con Bmw, Mercedes-Benz e Volkswagen che hanno comunicato dati sulle consegne globali in netto calo, tutti a causa di un unico, grande epicentro: la Cina.
Il punto
Quelle sugli esuberi (cui si aggiungono le perdite di posti di lavoro di altri comparti dell’industria) sono decisioni che, se troveranno applicazione, per l’automotive bresciano potrebbero avere effetti pesanti, considerato il peso che l’export della provincia ha sulla componentistica che dalla nostra provincia raggiunge i costruttori di auto tedeschi oltre alle imprese meccaniche.
In Germania arrivano dall’Italia prodotti del made in Italy per sette miliardi di euro, di cui 3,7 in autoveicoli, 178 milioni in carrozzerie, 202 milioni in apparecchiature elettriche e 2,9 milioni nelle cosiddette «altre parti» e accessori. Se fare riferimento solamente a Brescia (considerando quanto l’industria della nostra provincia sia ormai sempre più presente anche in altre aree del Paese e considerando che l’automotive nazionale interessa, oltre alla Lombardia, anche Veneto, Piemonte ed Emilia con oltre 150.000 persone occupate) appartiene ad altri tempi, è allora più rigoroso guardare ai numeri nella loro complessità.
I numeri
La quota di assorbimento in Germania di autoveicoli italiani è del 16,3%, quella delle carrozzerie del 17,1%, come del 17,7% è la quota di apparecchiature elettriche ed elettroniche e del 20,7% quella di altre parti ed accessori. Percentuali sulle quali la riduzione degli investimenti sarà pesante nei prossimi cinque anni, con conseguenti effetti negativi sul nostro Paese in cui l’automotive non tornerà quello di prima e bisognerà imparare a fare altro in quel grande terreno di lavoro nel quale e imprese italiane vendono beni finali e intermedi, componenti e macchinari, ma acquistano anche tecnologie, sistemi e parti che entrano a fare parte delle produzioni meccaniche italiane
Come avrebbe detto Niki Lauda nel suo linguaggio italotedesco, trattasi insomma di «crande kaos» in cui a breve sarà difficile rimettere ordine. Speriamo nel breve termine.


