Un vestito usato non è soltanto un rifiuto da raccogliere, ma un insieme di fibre che possono tornare a essere materia prima. Il problema è riconoscerle, separarle e restituirle all’industria con caratteristiche precise, in un mercato che per ora fatica a valorizzare il riciclo tessile. È su questa sfida che Cauto, la cooperativa bresciana attiva nella gestione dei rifiuti e nell’inserimento lavorativo, ha deciso di investire, sviluppando due tecnologie che combinano automazione, infrarossi e intelligenza artificiale.
La prima è Thysar, impianto brevettato e sviluppato insieme a Polibrixia, uno spin-off dell’Università degli Studi di Brescia. La macchina è attualmente installata nella sede di via Buffalora, a Brescia, dove viene sperimentata per ottimizzarne le prestazioni. Verrà trasferita nel nuovo sito di selezione tessile di Desenzano, che Cauto avvierà nel 2027. «Ci siamo fermati a ragionare su come sviluppare la nostra attività nei prossimi dieci anni. Potevamo limitarci a raccogliere i rifiuti, aspettando che arrivassero i nuovi obblighi normativi, o diventare protagonisti della filiera, selezionando in modo puntuale il materiale che raccogliamo», spiega l’ing. Alberto Pizzocchero, project manager Tessile Rete Cauto.

La normativa europea sta cambiando
La scelta nasce da una trasformazione che sta investendo l’intero settore imposta dall’Unione Europea. La raccolta differenziata dei rifiuti tessili e l’introduzione della responsabilità estesa del produttore, con gli obblighi che ne derivano, sono destinate a cambiare l’organizzazione della filiera. I produttori saranno chiamati a contribuire economicamente alla gestione dei rifiuti generati dai propri prodotti, mentre aumenterà la quantità di materiali da raccogliere e trattare.
«Vent’anni fa raccoglievamo soprattutto abbigliamento in buone condizioni, destinato al riutilizzo. Oggi con la crescita del fast fashion nel cassonetto finisce qualsiasi materiale tessile», osserva Pizzocchero.
A complicare il quadro è la crisi del mercato dell’usato - causata dal fast fashion - ha aumentato la presenza di capi di qualità inferiore, mentre il prezzo del materiale riutilizzabile è crollato. Un equilibrio economico che per anni ha consentito di sostenere la raccolta senza un corrispettivo specifico da parte dei Comuni è diventato sempre più fragile.
Ora qualcuno sarà chiamato a sostenere economicamente le raccolte. Per Cauto, la sfida è arrivare preparata a questa evoluzione, costruendo un’attività industriale capace di valorizzare le diverse componenti dei rifiuti tessili.
La nuova macchina a infrarossi
Thysar risponde a questa esigenza attraverso una tecnologia di lettura infrarosso, sviluppata dal centro di ricerca Next Technology di Prato, integrata con l’automazione progettata e realizzata insieme a Polibrixia. «Il sistema riconosce la composizione dei tessuti attraverso la risposta alle diverse lunghezze d’onda - spiega il responsabile Cauto -, distinguendo materiali come cotone, poliestere, lana e nylon, anche quando sono presenti miscele di fibre». Il vantaggio è poter separare automaticamente i materiali secondo criteri definiti in funzione delle richieste dei riciclatori. «Un riciclatore può chiederci, per esempio, tre tonnellate di cotone blu con una determinata percentuale di purezza. Noi impostiamo la macchina e questa seleziona il materiale richiesto dal flusso eterogeneo che raccogliamo», spiega Pizzocchero.
Il modello di business punta quindi sulla preparazione al riciclo, un passaggio intermedio tra chi raccoglie il rifiuto e chi lo trasforma in nuova fibra. Un mercato ancora in fase di sviluppo, ma destinato a diventare più rilevante con i nuovo obblighi europei.

L’AI riconosce i difetti del capo d’abbigliamento
La seconda tecnologia sperimentata da Cauto, denominata Tex Eye, affronta invece la fase precedente: distinguere gli indumenti ancora riutilizzabili da quelli che devono essere avviati al riciclo. Oggi questa selezione richiede operatori esperti, capaci di individuare macchie, buchi, strappi, parti usurate o mancanti. Tex Eye utilizza una telecamera e un modello di intelligenza artificiale che analizza le immagini del capo, riconosce i difetti e restituisce all’operatore un’indicazione utile per la selezione.
Il sistema è stato addestrato per circa un anno su oltre 17mila immagini di capi differenti, attraverso un lavoro di riconoscimento e classificazione dei difetti. Lo sviluppo è stato realizzato con la società piemontese Nando, specializzata nell’AI. I primi risultati danno una precisione di riconoscimento nell’ordine dell’83-84%: livello che conferma il potenziale della tecnologia, pur lasciando spazio a miglioramenti.
Tecnologia affianca il lavoro dell’uomo
L’obiettivo è affiancare le competenze degli operatori, non eliminarle. Per Cauto, cooperativa che pone l’inserimento lavorativo al centro della propria attività, l’innovazione deve infatti coniugare efficienza produttiva e funzione sociale. Una fase successiva potrebbe trasformare il sistema in una macchina semiautomatica capace di analizzare e separare in serie i capi. Lo sviluppo delle due tecnologie rientra nel progetto Tech Test, sostenuto dal bando Ricircolo di Regione Lombardia, che ha contribuito a finanziare il 50% dei costi ammissibili. Il budget complessivo del progetto è stato indicato da Cauto nell’ordine dei 520mila euro. Si tratta di un investimento distinto da quello immobiliare relativo al capannone di Desenzano, scelto per ospitare la futura attività di selezione.




