Cronaca

Parlamento europeo e influencer finanziari: «Servono norme anti-truffa»

Nell’ultima plenaria a Strasburgo è stato dato anche il via libera alla richiesta di una legislazione Ue sullo stupro basata sull'assenza di consenso. Approvata poi la controproposta sul bilancio: chiesto un aumento del 10% delle risorse
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Il voto al Parlamento europeo di Strasburgo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il voto al Parlamento europeo di Strasburgo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Dal 27 al 30 aprile i deputati del Parlamento europeo si sono riuniti a Strasburgo per la plenaria. Tra i tanti argomenti trattati dall’Eurocamera, ci sono stati anche gli standard per gli influencer finanziari, la definizione di stupro basata sull’assenza di consenso e il voto sulla posizione negoziale per il bilancio Ue 2028-2034.

Influencer finanziari

Un video da trenta secondi, la promessa di rendimenti facili, un grafico che corre verso l'alto. La finanza è anche questo. Sempre di più. Reel, stories e gruppi Telegram dove i finfluencer (gli influencer finanziari) parlano la lingua di una generazione che si informa – e spesso investe – con lo smartphone in mano. Un universo in espansione che, però, lascia aperte alcune zone grigie. Tanto da spingere il Parlamento europeo ad accendere i riflettori, chiedendo standard minimi anti-truffa e un possibile bollino di affidabilità per i creatori di contenuti sui social.

L'Aula di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza – 502 voti a favore, 46 contrari e 42 astensioni – una risoluzione per mettere ordine in una giungla ormai affollatissima. Nel confine, sempre più sottile, tra divulgazione e consulenza – è il monito degli eurodeputati – si annidano i rischi dei finfluencer, tra pubblicità travestita da opinione, interessi economici non dichiarati e racconti che esaltano i guadagni, tralasciando le perdite. Un richiamo già emerso anche in Italia per voce della Consob e rafforzato a livello europeo dall'Esma, entrambe impegnate ad ammonire che chi non è autorizzato deve astenersi dal fornire raccomandazioni personalizzate su strumenti finanziari, precisando che anche una semplice affermazione – il classico «questa crypto salirà» o «questo titolo crollerà» – può, in determinate condizioni, configurare un consiglio d'investimento.

E a rendere il quadro più complesso contribuisce l'evoluzione delle truffe, sempre più rapide e sofisticate, talvolta potenziate dall'intelligenza artificiale: lo scorso anno Europol ha smantellato una rete di frodi legate alle criptovalute da oltre 700 milioni di euro, costruita proprio su falsi investimenti e una rete capillare di contatti via social e app di messaggistica.

Finora, allerte e raccomandazioni non hanno condotto all'introduzione di obblighi vincolanti online. L'esecutivo guidato da Ursula von der Leyen è ora chiamato dagli eurodeputati a colmare il vuoto, portando nel mondo dei social etichette visibili per i contenuti sponsorizzati, avvertenze sui rischi in linguaggio accessibile, obbligo di dichiarare ogni interesse economico. Nel mirino ci sono anche le Big Tech, sollecitate a uscire da una neutralità solo apparente con controlli più stringenti, interventi rapidi nella rimozione dei contenuti illegali e una cooperazione più stretta con le autorità.

Accanto alla stretta, però, resta il nodo più profondo dell'educazione finanziaria. Nell'Ue, secondo le stime più diffuse, si ferma attorno al 30%. «Deve diventare una priorità europea», ha sottolineato la relatrice dell'Europarlamento, la popolare Lidia Pereira, in linea con gli economisti europei che la elevano a pilastro per l'Unione bancaria e degli investimenti, la più solida linea di difesa contro ogni tipo di frode.

Legislazione sullo stupro

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla richiesta di una legislazione Ue sullo stupro basata sull'assenza di consenso: a Strasburgo la relazione è stata approvata con 447 voti a favore, 160 contrari e 43 astensioni, riaccendendo il confronto anche in Italia, dove il tema ha già diviso la maggioranza sul ddl Bongiorno.

«Lasciando da parte polemiche e strumentalizzazioni, io ho sempre messo al centro la volontà della donna. La mia prima proposta di legge si basa sul consenso riconoscibile e alla luce della risoluzione del Parlamento europeo mi sembra che quel testo diventi ancora più attuale», ha commentato a caldo Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato e relatrice del ddl contro la violenza sulle donne.

Il testo votato all'Europarlamento, sostenuto dalla «tradizionale» maggioranza composta da popolari, socialisti e liberali, chiede alla Commissione di elaborare una legge Ue e definizione di stupro basata sull'assenza di consenso, con l'allineamento alla ratifica della Convenzione di Istanbul. «La mancanza di resistenza e l'assenza di un “no” non devono essere interpretati come consenso», afferma la risoluzione, che chiede inoltre sostegno e protezione adeguati per le vittime di stupro e corsi di formazione per le forze dell'ordine.

In Italia, il via libera di Strasburgo è destinato ad aumentare la trincea delle opposizioni nei prossimi giorni. «Oggi è arrivata un'indicazione chiara e non più rinviabile: l'assenza di consenso deve essere al centro della definizione del reato di stupro», ha dichiarato la deputata Pd Michela Di Biase, secondo cui il passo di Strasburgo concretizza «una svolta di civiltà che anche l'Italia deve avere il coraggio di compiere. Il testo unitario va subito ripreso e approvato», dopo che – ha attaccato la Dem – «è stato affossato per una resa dei conti interna alla maggioranza».

A conferma delle divisioni già emerse in Italia, a Strasburgo i partiti della maggioranza si sono espressi ognuno in modo diverso, con Forza Italia a favore (escluso Massimiliano Salini, contrario), la Lega astenuta, Fratelli d'Italia contraria. Sulla linea dei meloniani il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. I partiti italiani di opposizione hanno invece votato compatti a favore. «Abbiamo optato per il rimettere la decisione in mano ai governi nazionali, ma sono rimasta stupita dalla violenza del dibattito in aula», è stata la linea difensiva dell'eurodeputata di Fdi Elena Donazzan.

Ma la maggioranza dell'Aula ha mostrato una linea diversa, accogliendo con un forte plauso l'esito del voto. «Il principio deve essere unico e chiaro: l'assenza di consenso definisce il reato. Se non c'è un “sì”, è violenza», ha commentato il capodelegazione Pd al Pe Nicola Zingaretti. «L'Ue ha bocciato il ddl Bongiorno», gli ha fatto eco la pentastellata Carolina Morace.

A novembre in Italia il disegno di legge Bongiorno, già votato all'unanimità alla Camera, non era passato in Senato e a far discutere era stata proprio la definizione di consenso. In una delle prime bozze del testo si parlava di «consenso riconoscibile», concetto a cui si era opposta la Lega di Matteo Salvini. Da qui, la modifica a «volontà contraria», che ha fatto salire sulle barricate le opposizioni. Opposizioni e maggioranza adesso avranno tempo fino al 5 maggio, secondo quanto indicato dalla stessa Bongiorno, per presentare una proposta che raccolga l'approvazione dei vari schieramenti.

Il bilancio

La plenaria di aprile è stata però anche quella sul bilancio. Una discussione che non ha portato a grossi smottamenti, se non le fratture italiane interne a maggioranza e opposizioni. Il Parlamento europeo tira dritto e, come promesso, riscrive la proposta di Ursula von der Leyen sul maxi-bilancio Ue 2028-2034, mettendone a nudo limiti e ambiguità e preparandosi a un negoziato ad alta tensione con i Governi.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Con il primo via libera a larga maggioranza al quadro finanziario pluriennale, l'Aula di Strasburgo ha licenziato la sua controproposta, chiedendo un aumento del 10% delle risorse – fino a 1.780 miliardi a prezzi costanti 2025 (oltre i 2.000 miliardi correnti) – per rafforzare difesa e competitività senza arretrare su coesione e politica agricola comune. Una linea ambiziosa, accompagnata da ulteriori due precetti destinati a incendiare lo scontro con i rigoristi guidati da Germania e Olanda: il rimborso del Recovery fund dovrà essere escluso dal bilancio ordinario; nelle casse comuni dovranno invece confluire nuove risorse proprie – circa 60 miliardi l'anno tra digital e carbon tax e prelievi su gioco d'azzardo online e criptovalute – viste dai frugali come nuovi balzelli.

«Possiamo discutere delle cifre, ma i cittadini ci guardano», ha rivendicato la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, sottolineando l'importanza di programmi, ad esempio l’Erasmus, come presidi di «appartenenza europea». «La forza dell'Europa passa da un bilancio forte», hanno scandito prima del voto gli eurodeputati relatori, il popolare Siegfried Muresan e la socialista Carla Tavares, sigillando la compattezza della maggioranza Ursula – questa volta però in aperta rottura con la numero uno di Palazzo Berlaymont – e trasformando il passaggio in una prova di fiducia.

Incassate critiche e richiami, il commissario Ue al Bilancio, Piotr Serafin, ha scelto la linea del realismo. «Non possiamo permetterci tutto», ha ammesso, richiamando i margini di bilancio stretti dei Ventisette e la necessità di scelte «responsabili». Poi il ramoscello d'ulivo: Bruxelles sarà una «mediatrice onesta», nell'auspicio di chiudere «un accordo tempestivo» entro la fine del 2026.

Il Parlamento europeo a Strasburgo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il Parlamento europeo a Strasburgo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ma il via libera al controcanto dell'Eurocamera – arrivato con 370 voti a favore, 201 contrari e 84 astensioni – ha subito fatto emergere i distinguo interni e le linee di frattura nazionali destinate a dominare il negoziato. A partire dalla maggioranza italiana, spaccata tra Forza Italia allineata al sì insieme al Ppe, la Lega sul fronte del no con i Patrioti (e con l'ex Roberto Vannacci) e Fratelli d'Italia schierata per l'astensione. «Resta la nostra totale contrarietà all'aumento delle entrate proprie», ha attaccato l'eurodeputato di FdI, Nicola Procaccini, denunciando risorse insufficienti sulla migrazione e un bilancio ancora «impregnato di Green deal». Divisa anche l'opposizione: il Pd ha sostenuto un testo definito dal capodelegazione Nicola Zingaretti «un segnale di chiarezza sul futuro dell'Europa», mentre il M5S ha bocciato un quadro che «raddoppia la spesa militare e taglia il sociale». Astenuta invece Avs.

Faglie che attraversano anche le grandi famiglie europee. Tra i Popolari, i falchi olandesi ostili all'aumento delle risorse hanno rotto i ranghi, distribuendosi tra astensioni e voti contrari. Un versante, quest'ultimo, dal quale il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha incendiato il clima, arrivando ad accusare l'Ue di manovre «inquietanti» per influire sulle presidenziali francesi. Sotto tiro da più fronti, la presidente della Commissione europea prova a contenere almeno il fuoco amico della sua Cdu (l’Unione cristiano democratica di Germania). Bruxelles ha messo sul tavolo una nuova comunicazione per norme «più semplici» e meno burocrazia in dodici settori chiave.

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