Buyback, Forza Italia dice no alla tassa sul riacquisto di azioni

Una tassa sui buyback. L'ultima suggestione della politica in vista della prossima manovra cerca di tradurre così «il pizzicotto» alle banche annunciato dal ministro dell'Economia Giorgetti. I contorni sono però ancora tutti da definire, così come sono ancora da interpellare i diretti interessati ed è ancora tutto da trovare un eventuale accordo in maggioranza.
Il muro di Forza Italia
Seguendo un copione praticamente già scritto, quello sugli extraprofitti, Forza Italia ha infatti già alzato un muro di fronte all'ipotesi di una nuova forma di tassazione unilaterale. Ed anzi, direttamente per bocca di Antonio Tajani, rilancia la palla su un altro campo, quello dei salari.
L'idea viene spiegata nel dettaglio ed è sostanzialmente quella di una decontribuzione del cosiddetto «lavoro povero». Rispettando il galateo istituzionale, Tajani parla di politica internazionale in qualità di vicepremier e ministro degli Esteri in conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, ma poi non perde l'occasione di intervenire subito dopo come leader di partito proprio sulla legge di bilancio.
La priorità, ribadisce, è la riduzione dell'aliquota Irpef sul ceto medio, ma si può anche «cominciare a riflettere sugli stipendi più poveri. Tra quelli che guadagnano tra i 7,50 euro l'ora e i 9 euro l'ora, si può togliere la parte di contributi che versano questi lavoratori».
Il ministro Antonio Tajani torna anche sulla proposta, già emersa, di ridurre la tassazione degli straordinari dei festivi e dei premi di produzione. Tutto con lo stesso obiettivo di far sì che «chi è sotto la soglia della povertà possa diventare ceto medio». Sulle banche invece il messaggio non può essere più chiaro: niente blitz e niente «persecuzioni». È giusto che tutti paghino le tasse, ma ogni scelta va presa nel confronto e nel dialogo con il mondo del credito. Di contatti al momento non sembrano però essercene stati.
Casasco

«Tassare i buyback non ha senso, per diverse ragioni». Aggiunge il responsabile economico di Forza Italia, il deputato bresciano Maurizio Casasco. «Si penalizza il risparmiatore che ha investito in azioni, merce rara nel mercato italiano con un mercato azionario di piccole dimensioni e si disincentiva l'investimento futuro, proprio nel momento in cui serve più capitale di rischio per finanziare la crescita e la transizione tecnologica. Si penalizza retroattivamente il valore. Si scoraggiano e allontano gli investitori istituzionali internazionali che, ancora una volta, vedrebbero l'Italia come Paese poco affidabile - dopo il grande merito del Governo di aver garantito stabilità, occupazione, rating e spread straordinari rispetto a Germania e Francia».
Secondo Casasco infine, «per quanto riguarda le banche, in tempi recenti il Governo ha siglato un accordo con l'Abi, che, nei fatti, verrebbe smentito».
L’Abi
E i rappresentanti della stessa Associazione Bancaria Italiana non sarebbero stati interpellati e non avrebbero quindi nemmeno discusso all'interno dell'associazione delle eventuali ipotesi sul tavolo. Dalla loro le banche hanno l'accordo biennale siglato lo scorso anno, che andrebbe quindi rispettato nei termini previsti, e la difesa della certezza del diritto, via primaria non solo per convincere gli investitori a investire negli istituti e nell'economia italiana, ma anche per garantire la continuità dei finanziamenti delle stesse banche alle imprese.
I grandi istituti che remunerano i propri azionisti ricorrendo, oltre che al dividendo, al riacquisto delle azioni proprie, sono oggi tre (Unicredit, Intesa SanPaolo e Mediobanca), con investimenti superiori ai 15 miliardi di euro solo nell'ultimo biennio.
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