Anche se per piccoli passi, la produzione di acciaio italiana ha iniziato il 2026 con il segno «più». Secondo Federacciai, a gennaio 2026 i getti siderurgici nazionali hanno raggiunto l’1,7 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,6% sullo stesso mese del 2025. Il dato si inserisce in una fase di recupero partita l’anno scorso quando il ciclo di lavoro si era chiuso con produzione a 20,7 milioni di tonnellate e incremento a +3,7% sul 2024.
A febbraio di quest’anno il passo è accelerato e la crescita è stata del 2,6%, con la produzione di 1,9 milioni di tonnellate e un cumulato dei primi due mesi a 3,6 milioni di tonnellate (+2,1%). A marzo altro passo in avanti, con produzione a 2,1 milioni di tonnellate ma crescita percentuale più contenuta, ferma allo 0,2%. Nel complesso il primo trimestre 2026 si è quindi chiuso con 5,6 milioni di tonnellate prodotte e una crescita sul 2025 dell’1,5%.
Sotto la lente
Osservando il lavoro nel dettaglio, i prodotti lunghi a gennaio sono cresciuti del 13,2% raggiungendo una produzione di 978.000 tonnellate grazie alle commesse dei settori di costruzioni e infrastrutture. Diversamente, i prodotti piani (per la costruzione di sistemi di movimentazione, vasche, telai e componenti meccanici) a gennaio hanno scontato una flessione dell’1,8% fermandosi a 774.000 tonnellate. Il passo indietro in questo caso è frutto della contrazione della domanda industriale, in particolare di automotive e elettrodomestici.
A marzo il calo si è accentuato e i piani sono calati del 7,4%, chiudendo il trimestre a 2,3 milioni di tonnellate, in riduzione del 6,7% sull’anno scorso. Per quanto importanti, le produzioni non sono l’unico elemento su cui imprese ed esperti ragionano e investono per il futuro.
Vantaggio green
L’Italia gode di un vantaggio strutturale nel percorso verso la decarbonizzazione, che non va sottovalutato. La siderurgia nazionale produce già circa l’85% da forno elettrico ad arco (nel 2025 è stato l’82,2%), in cui si usa il rottame come materia prima con emissioni di anidride carbonica (CO2) nettamente inferiori rispetto a quelle dell’altoforno integrato.
In Europa la media è del 44%. In pratica la siderurgia italiana è una grande macchina per l’economia circolare europea, la più grande e meglio rodata, nata storicamente intorno alle centrali idroelettriche prealpine e oggi candidata a diventare ancora più verde con l’integrazione di energia rinnovabile. La sfida quindi non è partire da zero ma completare la transizione nelle emissioni indirette, affrontare la disponibilità di rottame di qualità e governare il costo dell’energia.
Prospettive
Secondo recenti analisi, nel lungo periodo l’Italia manterrà il secondo posto produttivo in Europa ma perderà posizioni a livello internazionale, per la dinamica demografica negativa che sta affliggendo il Paese. Guardando al futuro più avanzato, il consumo italiano di acciaio è atteso in calo di circa 4,5 milioni di tonnellate entro il 2050, complice proprio l’invecchiamento e la riduzione della popolazione, a cui come conseguenza sarebbero destinate a sommarsi la contrazione dell’automotive e delle costruzioni.


