Rubinetti e valvole, Brescia supera lo shock del Covid e il nodo rincari

L’Italia è al secondo posto, a livello mondiale, nella produzione di rubinetti e miscelatori. In Europa, il mercato delle valvole e dei rubinetti deve ritenersi maturo, con una domanda che assume prevalentemente le caratteristiche di ammodernamento e sostituzione: questo in Italia è ancora più evidente a seguito dei contributi per l’efficientamento energetico e le ristrutturazioni.
Il 2021 si è dimostrato vivace: il mercato globale delle valvole industriali è cresciuto dell’8%, raggiungendo un fatturato di quasi 70 miliardi di euro, al di sopra del livello precedente alla pandemia.
L’Europa (Ue, Balcani, Turchia, Regno Unito, Paesi dello spazio economico europeo) ha rappresentato circa 17 miliardi di euro della domanda globale di valvole, con una crescita del mercato del 10% in tutti i principali Paesi (fonte: Oxford Economics).
Sotto la lente
Il settore di attività comprende all’interno cluster con caratteristiche economiche, strutturali e competitive molto diverse, che si riflettono sulla marginalità. Molteplici sono anche i settori destinatari che risentono, in modo dissimile, dei cicli congiunturali e che comportano difformi tipologie di clientela e di materie prime utilizzate. Ponendo l’attenzione sulla nostra provincia, secondo i dati raccolti da Intesa Sanpaolo, dopo un 2020 non soddisfacente, le vendite estere nel 2021 hanno invertito il trend registrando una crescita, rispetto al 2019, del 9,6%, ben superiore a quella media dei distretti lombardi (6,6%), portando il valore complessivo a 3,7 miliardi di euro.L’evoluzione delle esportazioni è proseguita nel primo trimestre del 2022, con un aumento di quasi il 15% sull’analogo periodo del 2019 (del 16,8% sul 2021), raggiungendo un valore di 1,9 miliardi. Tale tendenza è confermata anche nel secondo trimestre. Le imprese selezionate hanno aumentato le vendite in modo significativo, del 28% in termini omogenei, dopo il calo dell’1,3% dello scorso anno: tale miglioramento accomuna tutte le imprese, tranne una, mentre l’86% aumenta sia il fatturato sia il reddito operativo. Il valore aggiunto continua il suo positivo percorso, raggiungendo il 31% del fatturato, due punti in più del 2019.
Ciò ha influito sull’Ebitda, la cui crescita è ancora maggiore, superando il 16% di incidenza sulle vendite, favorita dal migliore assorbimento del costo del lavoro (15,1% contro 16,8% dello scorso anno). L’altro costo strutturale, gli ammortamenti, incrementa il suo peso, assorbendo il 6,3% del fatturato, contro il 5,1% di inizio triennio.
Lo scenario
La marginalità delle vendite (Ros) si è alzata, nel periodo esaminato, dal 7,7% al 10,4%, mentre la rotazione del capitale investito recupera parte della contrazione dello scorso anno dovuta alle operazioni di rivalutazione. L’analisi congiunta dei due precedenti indicatori permette di introdurre il Roi (redditività totale degli investimenti) che migliora di circa due punti percentuali, passando dal 6,4% all’8,7%; nessuna impresa presenta segni negativi. La solidità si conferma soddisfacente, per il positivo valore assunto da tutti gli indicatori.
Le imprese bresciane si confermano di successo perché, dopo aver dimostrato un’ottima capacità di reazione alla pandemia, hanno significativamente migliorato i risultati economici, malgrado il forte aumento dei costi delle materie prime. I dati complessivi sul 2022 sono meno positivi, a causa della forte situazione di incertezza legata alla dinamica delle materie prime, al conflitto internazionale e all'inflazione. Non trascurabile, seppur minore, l’impatto dei costi dell’energia.
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