Per il 62,7% degli italiani il lavoro non è centrale nella vita, il 76,2% dei giovani scambierebbe solo a caro prezzo un’ora di tempo libero con un’ora di lavoro, per l’80% degli occupati nel passato si è chiesto troppo a chi lavora, ora è giusto pensare di più a sé stessi.
Non è il frutto di una riunione di «bamboccioni anonimi», ma il risultato di un’indagine Censis sulla psicologia del lavoro in Italia, i cui risultati confermano la tendenza globale che vede una reinterpretazione del lavoro stesso. Perché è vero, non ci sono mai stati tanti occupati come in questo periodo (il volume degli occupati da luglio 2020 a novembre 2023 è passato da poco più di 22 milioni a oltre 23 milioni e 700mila, raggiungendo il livello più alto mai registrato in Italia) ma nel Paese regna l’insoddisfazione per la qualità di una vita troppo legata al lavoro.
Fra chi è oggi alla ricerca di un nuovo lavoro, il 36,2% indica come motivazione principale quella di ottenere un guadagno più elevato rispetto a quello corrente, mentre il 36,1% afferma che la ricerca di un nuovo lavoro è stimolata dalla necessità di vedere riconosciuto il livello di competenze acquisito insieme a una maggiore prospettiva di carriera.
In numeri, invece, lo scenario è decisamente migliore: tra il terzo trimestre 2022 e il terzo trimestre 2023, l’occupazione in Italia è aumentata di 470mila unità: tutti gli indicatori che riguardano le componenti dell’occupazione mostrano un segno positivo, mentre il solo segno negativo è riconducibile a contratti di lavoro a termine. D’altra parte, però, nel giro di dieci anni la base occupazionale formata da giovani tra i 15 e i 34 anni si è ridotta di circa 360mila unità, mentre i lavoratori con almeno 50 anni di età sono aumentati di 2,7 milioni.
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