Andare in pensione diventa un traguardo sempre più sfuggente per i lavoratori italiani. Secondo le ultime proiezioni sui requisiti pensionistici, dal 2031 per accedere alla pensione anticipata (indipendentemente dall'età anagrafica) serviranno ben 43 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 6 mesi per le donne.
Nel 2027 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese di età e nel 2028 con 67 anni e tre mesi. Nel 2029 si salirà ulteriormente a 67 anni e sei mesi mentre nel 2031 si dovranno aspettare i 67 anni e 8 mesi.
Si tratta dell'ennesimo adeguamento automatico legato all'incremento della speranza di vita, un meccanismo introdotto per garantire la tenuta dei conti pubblici ma che continua a far discutere.
La prospettiva di dover lavorare più a lungo riguarda da vicino tutte le generazioni: se da un lato i lavoratori più anziani vedono allontanarsi l'uscita dal mondo del lavoro proprio quando si avvicinavano al traguardo, dall'altro i più giovani osservano con crescente scetticismo una stabilità previdenziale che sembra quasi inarrivabile.
Tra chi ritiene che il prolungamento della vita lavorativa sia una conseguenza demografica inevitabile e chi invoca a gran voce una maggiore flessibilità in uscita per garantire una serena vecchiaia, il tema resta al centro del dibattito economico e sociale.



