Economia

Il Parlamento europeo ha approvato la lista dei Paesi d’origine sicuri

I tre partiti sovranisti e il Ppe a favore della relazione del deputato di Ecr Alessandro Ciriani
Una nave dell'ong Sea-Watch - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Per alcuni è una vittoria ideologia. Per altri è un obbrobrio giuridico. Martedì il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo ha dato il via libera definitivo a due modifiche del regolamento Ue sulle procedure di asilo per accelerare l'analisi delle richieste di protezione.

L’elenco

Nel primo caso – con 408 voti a favore (i partiti sovranisti e il Ppe), 184 contrari (la sinistra e i verdi) e 60 astensioni (in maggioranza Renew) – è stata approvata la relazione dell'eurodeputato di FdI ed Ecr Alessandro Ciriani, che porterà alla creazione di un elenco di Paesi di origine sicuri. Sono sette: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. Le richieste presentate dai cittadini di questi Stati saranno quindi esaminate con procedura accelerata. In base alle nuove norme, spetterà al singolo richiedente dimostrare che tale disposizione non dovrebbe applicarsi nel suo caso, a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio.

Ma anche i Paesi candidati all'adesione all'Unione europea saranno presunti sicuri, salvo alcune circostanze (violenze indiscriminate nel contesto di un conflitto armato, un tasso di riconoscimento delle domande di asilo a livello Ue superiore al 20% o sanzioni economiche dovute ad azioni che incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali). In questo caso, comunque, parliamo di Albania, Montenegro, Georgia, Moldavia, Ucraina, Macedonia del Nord, Bosnia Erzegovina, Serbia e Turchia.

Sarà la Commissione europea a monitorare la situazione nei paesi inclusi nella lista e potrà proporne la rimozione, temporanea o permanente, dall'elenco. Gli Stati membri potranno inoltre designare ulteriori Paesi di origine sicuri a livello nazionale, fatta eccezione per quelli rimossi dall'elenco Ue: la lista potrà essere ampliata attraverso la procedura legislativa ordinaria.

Il concetto

L’Aula ha poi approvato con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni (all’incirca la stessa maggioranza della precedente votazione) la relazione della popolare tedesca Lena Düpont per la modifica del regolamento relativo all'applicazione del concetto di paese terzo sicuro.

Gli Stati membri potranno applicare il concetto di Paese terzo sicuro a un richiedente asilo che non sia cittadino di quello Stato, dichiarando inammissibile la sua domanda di protezione a livello Ue. Per farlo, deve essere soddisfatta almeno una delle tre condizioni seguenti: esistenza di un legame tra il richiedente e un Paese terzo (come la presenza di familiari, una precedente permanenza nel Paese); il richiedente sia transitato da uno Stato terzo prima di arrivare nell'Ue, dove avrebbe potuto richiedere protezione effettiva; esistenza di un accordo o intesa con un Paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell'Ue ad eccezione dei minori non accompagnati. In base alla nuova legislazione infine gli Stati Ue potranno concludere accordi con Paesi terzi per esaminare in loco le richieste di protezione.

I due regolamenti devono ora essere formalmente adottati dal Consiglio europeo. Entrambe le norme riguardano il trattamento delle domande di asilo e modificano il Patto su migrazione e asilo, adottato dal Parlamento ad aprile 2024, che entrerà in vigore a giugno di quest’anno.

Le voci

«Il Parlamento europeo segna una svolta politica nella gestione della migrazione. L’accordo raggiunto pone fine a un periodo di ambiguità e traccia una rotta chiara: regole comuni, procedure più rapide ed efficaci», ha detto Ciriani. Mentre Lena Düpont ha sottolineato l’importanza di avere «un sistema di asilo funzionante e credibile», che consentirà «in futuro di respingere in modo più rapido ed efficiente le domande di asilo manifestamente infondate».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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