Un brevetto che apre a nuove strade nella lotta alla malattia di Parkinson è stato sviluppato in collaborazione tra l’UniBs e l’Università di Milano e riguarda nuovi agenti «disease-modifying» della malattia. In particolare, l’invenzione interessa nuove molecole in grado di ridurre significativamente la formazione degli aggregati tossici tipici della patologia. L’invenzione potrebbe essere impiegata come terapia nelle fasi iniziali della patologia, avendo una potenziale azione sulla progressione della malattia e dei suoi sintomi.
«Al momento per il Parkinson non ci sono agenti che sono in grado di bloccare la malattia, la terapia è concentrata solo sui sintomi» spiega Arianna Bellucci, docente di farmacologia presso il Dipartimento di Medicina molecolare e traslazionale. «Il mio gruppo di ricerca da 20 anni lavora per individuare dei nuovi bersagli terapeutici e abbiamo trovato una proteina target che va ad agire come un modulatore di un’altra proteina che forma degli aggregati nel cervello dei malati di Parkinson, la stessa che innesca la morte dei neuroni e fa progredire la malattia. Possiamo dire che i nostri farmaci attaccano sinapsina III e riescono a rallentare il decorso della malattia. L’innovazione sta in questo».

Inoltre, trattandosi di piccole molecole, possono essere somministrate per via orale, fattore non da poco se si considera che questo consentirebbe di trasformarle in una terapia dai costi bassi e disponibile in Ssn. «Il primo brevetto è stato depositato nel 2020, il secondo ha già un Pct – conclude -: abbiamo ottenuto importanti finanziamenti e due premi prestigiosi ed ora siamo in fase preclinica, ossia in fase di spin-off per avvicinarci alla fase clinica, ma abbiamo già validato il profilo di efficacia e sicurezza su vari modelli di malattia. Inutile dire che siamo molto soddisfatti del lavoro fatto, ancor più alla luce del fatto che siamo una realtà relativamente piccola».



