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GLI INTERVENTI

Oscar dei Bilanci, cosa hanno detto i quattro scienziati sul palco


Economia
2 dic 2022, 10:13
Prima degli scienziati, sul palco è salita una bambina che ha letto Gianni Rodari - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Prima degli scienziati, sul palco è salita una bambina che ha letto Gianni Rodari - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Quattro scienziati di fama internazionale, quattro interventi legati agli elementi fondamentali per la vita del Pianeta: aria, terra, acqua e fuoco. Sul palco degli Oscar dei Bilanci sono saliti alcuni massimi esponenti della comunità scientifica, italiana e mondiale, per portare la loro visione, ognuno concentrandosi su uno specifico argomento.

Ad aprire le danze parlando dell’aria Roberto Battiston dell'Università di Trento, già presidente dell’Agenzia Aerospaziale e autore del libro «L’alfabeto della natura» per Rizzoli.

A salire sul palco è stato quindi Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana (e autore, tra gli altri, di «Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale» edito da Einaudi) con la sua visione scientifica del fuoco.

Con Alessandro Giraudo delle Grandes Écoles de Paris (autore di «Storie straordinarie delle materie prime» per i tipi di Add Editore) si è poi passati alla terra.

Chiusura sull’acqua affidata infine a Giulio Boccaletti della Smith School dell’Università di Oxford (e autore di «Acqua. Una biografia», Le Scie Mondadori).

Roberto Battiston - Aria

Roberto Battiston - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

A salire sul palco è l’aria, con le fattezze di Roberto Battiston, professore dell’Università di Trento e già presidente dell’Agenzia spaziale italiana. «Buonasera a tutti, sono l’aria» esordisce lo scienziato, un invito a familiarizzare con l’elemento nel quale siamo immersi giorno e notte, quell’elemento tanto fondamentale quanto sotto certi versi sconosciuto.

«Lo sapevate che solo negli ultimi 500 milioni di anni la composizione dell’aria dell’atmosfera è mutata? - spiega Battiston -. Una volta la CO2 era 20/30 volte superiore a quella che c’è adesso ma gli esseri viventi hanno modificato radicalmente la natura dell’aria». La temperatura si è stabilizzata, azoto e ossigeno sono diventati prevalenti. Ora però le cose stanno cambiando. E velocemente. «Negli ultimi 10mila anni il mondo è mutato molto poco - evidenzia -. Con l’ultimo secolo però si è verificata un’accelerazione rapidissima, e una parte ogni diecimila di CO2 è stata creata».

Ed è proprio questa parte di anidride carbonica che è alla base del riscaldamento globale e del cambiamento climatico, «quella parte che deve necessariamente essere abbassata - le parole dello scienziato -. Gli strumenti ci sono grazie alla tecnologia, e ancora grazie ad essa costano poco. Penso per esempio ai sistemi fotovoltaici, ideati per utilizzare a nostro favore l’immensa e inesauribile energia del sole». Passi avanti devono essere fatti in termini di capacità di accumulare tale potenza (le batterie per intenderci), «ma soprattutto dobbiamo mettere in campo tutto ciò che è in nostro potere per abbattere le emissioni, con ogni strumento a nostra disposizione».

Luca Mercalli - Fuoco

Luca Mercalli - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

L’umanità rischia di cuocere, sia a causa di un fuoco veloce e intenso sia lentamente, quasi impercettibilmente ma in modo inesorabile. «Ed è proprio quest’ultimo pericolo che mi spaventa maggiormente - confida Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana e noto divulgatore scientifico -. Sto infatti parlando del surriscaldamento globale».

E l’Orologio dell’Apocalisse, creato nel 1947 dal team di scienziati che sviluppò per primo la bomba atomica per analizzare i rischi di una possibile fine dell’umanità, «è a soli cento secondi dalla mezzanotte non per il rischio di una guerra atomica (il fuoco veloce ndr), la quale dipende solo dalle scelte dell’uomo - spiega -, ma perché il clima sta presto arrivando alla soglia di non ritorno. Noi però quasi non ce ne accorgiamo».

E una stilettata in questo senso Mercalli la riserva anche ai tanti imprenditori presenti in sala, invitati a «prendere qualche volta in meno l’aereo e a fare più call digitali. Voi infatti lo sapete che una video conferenza emette un chilogrammo di CO2 mentre un aereo una tonnellata? Non possiamo migliorare ciò che non sappiamo misurare, ecco perchè è nostro compito informarci». 

E per riportare indietro le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse Mercalli suggerisce anche «di mangiare meno carne, senza che ci sia bisogno di eliminarla - le sue parole -, così come è importante investire nell’efficientamento degli edifici, visto che la dispersione di energia in Italia si aggira attorno al 40%». Infine, l’appello ancora una volta agli imprenditori, «pensate se il prodotto che realizzate è utile o meno, se serve davvero all’umanità».

Alessandro Giraudo - Terra

Alessandro Giraudo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

In una matita il mondo. Letteralmente. Mai, guardando quel piccolo pezzo di legno e grafite, verrebbe in mente che in esso sono condensare tantissime materie prime e decine e decine di Paesi di tutto quanto il globo.

«È un arcobaleno di materiali - conferma il professore Alessandro Giraudo della Grandes Ecoles de Paris -. E pensare che è stata Inventata in Italia nel 1560 da due gemelli». Ma in sé racchiude un universo intero: legno dal Canada e dalle nazioni scandinave, Grafite dalla Cina, idrocarburi dal Medio Oriente, argilla dalla Siberia e quindi Russia, gomma naturale dalla Malesia, pomice dal Giappone, ferro dell’Ucraina e dal Brasile, stagno dall’Indonesia. «Chi l’avrebbe mai detto che in un piccolo oggetto ci potessero essere questa varietà? - incalza Giraudo -. Eppure, in un momento in cui le materie prime incalzano i business di aziende, ragionare su ciò che la terra crea e nasconde in sé è cruciale». 

Anche perché in atto c’è quello che il professore chiama «un braccio di ferro», quello tra Stati Uniti e Cina, con quest’ultima che sta sempre più vestendo i panni del produttore di materie e non solo del consumatore.

«Con i suoi investimenti in Africa, cornucopia del prossimo futuro in termini di materiali per la vita e l’industria, nella zona asiatica tra l’Aral, il Gobi e gli Urali e il tentativo di monopolizzare il gas globale - sottolinea -, i cinesi possono dominare il mercato». In quest’ottica perciò la risposta può essere non nella battaglia faccia a faccia «ma in un approccio diverso nei confronti della terra - conclude -, pensando a risparmiare e riutilizzare maggiormente le risorse che ci offre».

Giulio Boccaletti - Acqua

Giulio Boccaletti - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Che l’acqua si possa controllare è solo un’illusione dell’Uomo, convinto da migliaia di anni di civilizzazione che questo elemento sia solo parte del contesto e non sua stessa sostanza. Lo sostiene Giulio Boccaletti della Smith School dell’Università di Oxford che rimarca «il bisogno di vederla come è in realtà: onnipresente nel nostro Pianeta e fonte di vita».

Non a caso tutte le civiltà umane nascondono nel proprio patrimonio culturale storie e leggende ad essa legate, che si parli di epoca sumera o di tradizione giudaico-cristiana, che si vada in Cina o tra le popolazioni Inca. «Ora abbiamo l’illusione del controllo totale sull’acqua - aggiunge -. Quando vi alzate la mattina prendete un secchio e andate a raccoglierla al fiume? Per andare al lavoro guadate un fiume? No, perché l’abbiamo soggiogata».

Ma l’acqua è l’espressione di un clima che cambia e non dell’umanità, ecco perché questo sogno di controllo, questa illusione appunto, è destinato a sgretolarsi. «Lo vediamo già ora con la siccità o con le inondazioni - spiega Boccaletti -, segno di una trasformazione inesorabile e alla quale dobbiamo provare a porre rimedio immediatamente».

In questo contesto s’inserisce il concetto di «repubblica ambientale» enunciato dallo scienziato, «un’istituzione dove l’acqua è considerata un bene collettivo e dove gli enti statali cooperano e collaborano per frapporsi tra noi e lei. L’acqua non è in nostro controllo e non lo sarà mai». Ciò significa che dobbiamo rispettarla e cogliere da lei i segnali che lancia: dove ci sono fenomeni estremi, in un senso o nell’altro, lì allora c’è un clima che sta soffrendo grandemente.

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