Economia

Metalmeccanici: nel nuovo contratto aumenti, benefit e orario ridotto

Ieri alla Beretta di Gardone Valtrompia due assemblee con il segretario generale di Fim Cisl Ferdinando Uliano. Il 20 febbraio il referendum dei lavoratori
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Nuovo contratto, Uliano (Fim Cisl) alla Beretta
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Il conto alla rovescia per il nuovo contratto dei metalmeccanici è cominciato. La data da segnare sul calendario è il 20 febbraio, ultimo dei tre giorni di referendum tra i lavoratori degli stabilimenti italiani. Da Nord a Sud saranno 1,7 milioni i lavoratori chiamati a decidere dell’ipotesi di contratto uscita dai quattro giorni di assemblea con Fim, Fiom e Uilm. Ma il percorso è stato segnato da 17 mesi di trattativa e 40 ore di scioperi.

Le assemblee

Ora, però, è il momento di far conoscere ai diretti interessati i dettagli del Ccnl. Così alla Beretta di Gardone Valtrompia ieri ha fatto tappa il segretario generale di Fim Cisl, Ferdinando Uliano, che nel corso di due diverse (e folte) assemblee ha snocciolato numeri e contenuti: «Il contratto definisce un aumento sui minimi di 205 euro al livello C3, oltre al mantenimento della clausola di salvaguardia nei casi di impennata inflattiva».

Il segretario della Fim Cisl Ferdinando Uliano
Il segretario della Fim Cisl Ferdinando Uliano

In sostanza sul piano salariale si definiscono aumenti contrattuali complessivi pari al 9,64% a fronte di una d’inflazione Ipca Nei prevista al 7,20% nei prossimi 3 anni. «Ma aumenta anche la quota dei flexible benefits a 250 euro oltre ad importanti e significativi miglioramenti sulla parte normativa a partire dalle norme di contrasto alla precarietà, al rafforzamento degli Rls e alla salute e sicurezza, alla parità di genere, alla fruizione dei permessi e dei congedi parentali oltre che del trattamento di malattia e ad una maggiore partecipazione dei lavoratori». Nell’ipotesi di contratto emerge anche la riduzione dell’orario di lavoro fino ad otto ore per i turnisti con 21 turni «e un generale miglioramento sulla conciliazione vita-lavoro».

Modello nordeuropeo

Per Uliano la sfida del futuro è proprio quella di seguire il modello nordeuropeo. «Ci siamo posti l’obiettivo di estendere nel contratto nazionale la pratica della riduzione dell’orario a parità di salario che già attiviamo nei contesti della contrattazione aziendale. Abbiamo insediato un’apposita commissione che considera le sperimentazioni fatte nelle singole fabbriche per cercare di trasformarle in una norma comune».

Un obiettivo da raggiungere sui binari paralleli dell’innovazione tecnologica, in un momento storico di grandi mutamenti nell’industria internazionale. «Bisogna legare gli orari di lavoro alle prospettive dell’intelligenza artificiale. Se c’è un miglioramento della produttività bisogna migliorare anche le condizioni dei lavoratori».

L’automotive

All’orizzonte, però, ci sono gli spettri legati alla crisi dell’automotive: la Germania in crisi, il settore che arranca in tutto il Vecchio Continente, Stellantis reduce dall’annus horribilis che congela gli stabilimenti.

Il segretario Uliano si dice convinto: ora servono aiuti statali. «Il rilancio di Stellantis passa dal rafforzamento delle produzioni in ogni stabilimento. Ma in generale non basta cambiare le regole assurde sulle limitazioni dei motori endotermici, serve dedicare risorse aggiuntive al settore. Deve farlo il governo italiano ma anche l’Europa, che deve fare il cosiddetto debito buono che alimenta gli investimenti per contrastare lo strapotere di Stati Uniti e Cina».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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