Economia

Mutuo fisso o variabile: cosa conviene oggi

Marco Papetti
Non c’è una risposta che valga per tutti e per ogni stagione, molto dipende dalla situazione economica di ciascuno e dalla congiuntura economica del momento
Alle prese con i calcoli
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Mutuo a tasso fisso o a tasso variabile: è il dubbio da risolvere per chiunque voglia accedere a un prestito di questo tipo. Non c’è una risposta che valga per tutti e per ogni stagione, molto dipende dalla situazione economica di ciascuno e dalla congiuntura economica del momento – su cui, oggi, grava l’incertezza della nuova guerra in Medio Oriente e nel Golfo Persico. Vediamo come si differenziano i due tipi di mutui, quali pro e contro possono avere e come orientare la scelta nella situazione finanziaria attuale.

Come funziona un mutuo

Per prima cosa, può essere utile ricordare cos’è il mutuo e come funziona: «Si tratta di un prestito che una banca o un altro intermediario autorizzato concede a una persona o a un’impresa con l’impegno di restituirlo nel tempo a rate, pagando interessi e altri oneri – spiega Roberto Savona, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università degli studi di Brescia –. La rata si compone di una quota di rimborso del capitale, che riduce progressivamente il debito residuo e di una parte di interesse maturato, determinato applicando il tasso di periodo».

Il mutuo a tasso fisso

Questo il mutuo in generale. Essendo un prestito, vi si applicano degli interessi. Che possono essere, appunto, a tasso fisso o a tasso variabile. Partiamo dal tasso fisso: «Con un mutuo a tasso fisso, la rata rimane costante per tutta la durata del mutuo. Quindi il tasso di interesse rimane immutato per tutta la durata del contratto ed è fissato impiegando un parametro di riferimento, come ad esempio l’Irs, Interest rate swap, a cui la banca aggiunge uno spread che dipende dall’importo richiesto rispetto al valore dell’immobile acquistato, il cosiddetto Ltv, Loan-To-Value, e dal profilo di rischio del richiedente».

Quale vantaggio ha un mutuo con questo tipo di tasso? «Con una rata costante, il debitore sa quanto dovrà pagare lungo tutta la durata del contratto – continua Savona –. In questo modo, si elimina completamente il rischio di possibili rialzi dei tassi, che implicherebbero un aumento dei pagamenti periodici». Tuttavia, questa “assicurazione” contro l’aumento dei tassi ha un costo: «Infatti il tasso iniziale è normalmente più alto di quello variabile e, inoltre, con un tasso fisso non si potrà beneficiare di futuri ribassi dei tassi di mercato, perché la rata viene determinata sempre con il medesimo tasso iniziale».

Se queste sono le caratteristiche, a chi può convenire, in generale, accedere a questo tipo di mutuo? «È adatto a chi è avverso al rischio di possibili rialzi dei tassi e desidera pianificare con certezza le proprie spese. E questa esigenza si fa sentire in maniera crescente con la durata del mutuo e con una limitata capacità di sostenimento del debito, cioè con un reddito attuale e prospettico contenuto rispetto all’importo del prestito».

Il mutuo a tasso variabile

Nel caso del mutuo a tasso variabile, invece, «il tasso si determina ad ogni rata in base al parametro di riferimento stabilito, come ad esempio il tasso Euribor, che rappresenta il tasso di interesse medio al quale un gruppo di grandi banche europee si presta denaro tra loro. Anche in questo caso, la banca aggiunge uno spread in funzione dell’importo richiesto e della rischiosità del richiedente. Con un mutuo a tasso variabile, la rata si modifica ad ogni pagamento, variando al variare dei tassi di mercato».

Rispetto al tasso fisso, spiega Savona, «il mutuo a tasso variabile non ha l’“assicurazione” contro i possibili rialzi dei tassi e quindi il tasso iniziale risulta più basso di quello fisso. Tuttavia, nel corso del tempo le cose possono cambiare. La rata può ridursi, se i tassi scendono, ma può anche aumentare, se i tassi si muovono al rialzo, potendo diventare più onerosa rispetto alla rata di un mutuo a tasso fisso, quando il tasso variabile supera quello fisso».

A chi si adatta meglio? «In generale, questa tipologia di mutuo è adatta a chi desidera pagare un tasso in linea con il mercato ed è in grado di sostenere eventuali aumenti della rata con i propri redditi attesi – dice il docente UniBs –. Tipicamente, la scelta di un mutuo a tasso variabile appare corretta per un soggetto che ha una certa prospettiva di crescita reddituale, anche per il fatto di essere in una fascia d’età non avanzata, e che desidera contenere l’importo della rata nella fase iniziale del debito, pur esponendosi al rischio di possibili aumenti dei tassi che ciononostante ritiene di poter sopportare».

I tassi oggi: come scegliere?

Un peso significativo nella scelta del tipo di mutuo ce l’ha dunque il valore dei tassi di mercato. E oggi in che situazione siamo? «Attualmente – spiega Savona – i tassi fissi per un mutuo di 20-25 anni prima casa con un Ltv, ossia il rapporto tra prestito e valore dell’immobile, del 70-80% variano tra circa il 3% e poco sopra il 4%, mentre i tassi variabili sono nell’ordine di 2,5-3%. Questi tassi si riferiscono al Taeg, il tasso che include tutti gli oneri direttamente imputabili al mutuo: quindi oltre al tasso di interesse, le spese di istruttoria, di incasso, e ogni altra spesa ed onere contrattualmente previsti, connessi con l’operazione di finanziamento».

Oggi il contesto macroeconomico è reso incerto dalla guerra che coinvolge Stati Uniti, Israele, Iran e gli altri Paesi del Medio Oriente: «Potrebbero comportare una – ancora non nota – variabilità dei tassi sul segmento di breve-brevissimo termine», sostiene il professor Savona.

Nonostante l’insicurezza sul futuro prossimo, si possono comunque fare alcune considerazioni sulla convenienza di ciascun mutuo: «L’attuale livello dei tassi lungo tutte le scadenze suggerisce di considerare le condizioni economiche e le preferenze personali del richiedente nella scelta tra mutuo a tasso fisso e variabile. In particolare:

  • Per mutui a lungo termine, oltre i 20 anni, e con una avversione al rischio elevata, un soggetto con prospettive reddituali stabili e indebitamento elevato rispetto alla capacità di risparmio, il mutuo a tasso fisso è preferibile, visto che aiuterebbe a pianificare meglio le spese familiari in un orizzonte temporale di lungo periodo.
  • Il mutuo a tasso variabile è consigliabile per un soggetto giovane, con buone prospettive di crescita reddituale, che sceglie una scadenza media, diciamo entro i 10-15 anni, che desidera contenere l’importo della rata nel breve periodo ed è attento e flessibile alle dinamiche dei tassi di mercato; ed inoltre, investe in mercati finanziari, con azioni, obbligazioni, fondi, o prevede di farlo per importi in prospettiva crescenti.
  • L’alternativa del mutuo a tasso variabile è conveniente anche per chi acquista una abitazione di importo relativamente contenuto, rispetto alle capacità reddituali del momento, e prevede di traslocare, cedendo la prima abitazione per acquistarne una nuova: se il tasso fisso è superiore a quello variabile in misura tale da impattare significativamente sull’importo della rata, contenere l’importo dei pagamenti iniziali risulta conveniente.
  • In tutti i casi, la scelta dell’indebitamento va comunque fatta valutando l’ammontare della rata periodica rispetto al salario percepito. Una rata da considerarsi sostenibile è compresa tra il 25% e il 30% del reddito netto mensile familiare.
  • Va prestata, infine, particolare attenzione agli altri indebitamenti in essere, come ad esempio quelli per l’acquisto dell’auto o di beni di consumo, o che si prevede di stipulare. In altri termini, deve essere sempre valutata la posizione debitoria complessiva per evitare di entrare in una situazione di indebitamento eccessivo, che pregiudica la capacità di rimborso e di risposta a shock macroeconomici inattesi, come un rialzo dei tassi, l’inflazione, la perdita del lavoro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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