Economia

Essenziale, smart, non di proprietà: come sarà la casa del futuro

Angela Dessì
A tracciare l’identikit è Armando Casella, cofondatore e ad di DVArea, società benefit bresciana specializzata nella progettazione a 360 gradi
L'interno di un appartamento moderno
L'interno di un appartamento moderno
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Essenziale ma totalmente smart, intima ma al tempo stesso con affacci esterni e spazi per biciclette e animali. E, soprattutto, non più di proprietà. È questo l’identikit della casa del futuro tracciato dall’architetto Armando Casella, cofondatore e ad di DVArea, società benefit bresciana specializzata nella progettazione a 360 gradi.

«Penso che il tema dell’abitare sarà uno degli asset più importanti dei prossimi 5/10 anni, e a mio avviso segnerà un vero e proprio cambio di modello di business» esordisce Casella per il quale «si passerà dal paradigma attuale, basato su case costruite e poi vendute ai privati, ad uno schema sempre più “build-to-rent”, vale a dire un modello di sviluppo immobiliare in cui gli investitori costruiscono proprietà residenziali progettate per essere affittate a lungo termine».

La tendenza

«L’idea è che ci saranno sempre più operatori specializzati che non solo costruiranno l’abitazione, ma la gestiranno nel tempo, con una sorta di contratto di servizio, come se la casa altro non fosse che uno strumento del vivere – spiega –; del resto accade già altrove, ad esempio in Inghilterra, e ne troviamo vari esempi anche in Italia, come a Milano, e questo mi fa pensare che a breve diventerà appannaggio anche dei centri più piccoli».

Il modello, effettivamente, sta prendendo piede anche nel nostro Paese, complice la crescente difficoltà di accesso alla proprietà e della domanda di soluzioni abitative più accessibili. Inutile dire che questo cambio di paradigma porterà dei vantaggi anche sul fronte della qualità delle abitazioni: se chi le costruisce è lo stesso che dovrà occuparsi anche delle manutenzioni, avrà tutto l’interesse ad utilizzare materiali e modelli estetici migliori, sfruttando al massimo anche le opportunità di convenzione con realtà ed enti pubblici preposti alla gestione del tema abitativo.

Il legame

Chiaramente, con questi nuovi modelli di riferimento, si «romperà» anche il legame culturale con la casa di proprietà. «È ovvio che questo tipo di approccio avrà spazio soprattutto tra i giovani, sia perché è sempre più complicato per loro accedere ai mutui sia perché le nuove generazioni hanno orizzonti molto più ampi dei nostri, e con questo tipo di modello anche il cambio di città o abitazione sarà più semplice», prosegue l’architetto Casella che snocciola alcuni elementi cardine della casa del futuro.

Innanzitutto, un’abitazione più essenziale, con metrature meno ampie ma con spazi dedicati alle esigenze moderne, dalla zona per lo smart working (domestica ma anche condominiale) e le presentazioni in pubblico, e con logge, balconi, serre solari che si affacciano sull’esterno, retaggio quasi imprescindibile della pandemia. «Inoltre – conclude – le case del futuro saranno completamente interconnesse, dotate di spazi adatti alle biciclette e sempre più a misura di animale, visto che ormai si fanno meno figli e si prendono invece più cani e gatti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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