Economia

Maxi commessa nel Benin della Senini che inizia a produrre in Africa

Realizzate e posate pavimentazioni per oltre 20mila metri quadrati nel palazzo presidenziale
Il pavimento al palazzo presidenziale del Benin - © www.giornaledibrescia.it
Il pavimento al palazzo presidenziale del Benin - © www.giornaledibrescia.it
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Quella che all’inizio era «solo» un’importante commessa con il governo del Benin, nel tempo si è trasformata per la Senini in un ambizioso progetto di sviluppo industriale nello stato africano.

Il gruppo di Montichiari ha realizzato e posato pavimentazioni autobloccanti per decine di migliaia di metri quadrati nel palazzo presidenziale di Cotonou, ma ora la sua esperienza nel Benin proseguirà con un impegno decisamente maggiore. Da fine anno, la Senini ha avviato, sempre nella capitale del Benin, ma in sinergia con un partner locale, la produzione di pavimenti con il proprio marchio.

«Dopotutto avremo cantieri che ci terranno occupati in quel paese almeno per tutto il 2025», ammette il presidente Massimo Senini, motivando così la scelta di intraprendere «con una sorta di rapporto in franchising» una produzione in loco.

Il punto

Le origini delle relazioni tra l’imprenditore bresciano e il governo di Cotonou risalgono a prima dello scoppio della pandemia da Covid. «Nel 2019, il gruppo Paghera di Lonato aveva presentato in Benin un progetto che contemplava anche la nostre pavimentazioni - racconta Senini -. Alcuni emissari del presidente Patrice Talon sono venuti a Montichiari per verificare la nostra produzione e, in seguito, apprezzando la qualità dei nostri autobloccanti, hanno approvato la fornitura dei pavimenti».

Massimo Senini - © www.giornaledibrescia.it
Massimo Senini - © www.giornaledibrescia.it

I lavori nel palazzo presidenziale si sono svolti in tre tranche, per oltre 20mila metri quadrati di posa in opera, e si sono poi rivelati propedeutici all’inizio di un progetto di più ampio respiro. «L’autobloccante ha una durata maggiore dell’asfalto e presenta altre peculiarità che consentono alla lunga una migliore manutenzione delle strade - prosegue Senini -. Il governo Talon ha riconosciuto queste qualità e con un nostro coinvolgimento ha deciso di investire in un considerevole piano infrastrutturale». In buona sostanza, Senini cederà a un operatore africano know how e royalty per la produzione dei suoi prodotti in Benin e quindi si occuperà della posa dei medesimi pavimenti.

«Abbiamo fin qui contribuito all’organizzazione del lavoro in fabbrica e sulle strade anche con il supporto di alcuni nostri dipendenti che si sono trasferiti temporaneamente nel paese per sostenere pure dei corsi di formazione», puntualizza l’imprenditore di casa nostra. Lo stabilimento di Cotonou, peraltro, sarà in grado di soddisfare anche le esigenze degli stati limitrofi.

Il progetto

L’operazione in Benin rappresenta solo una tappa del piano di espansione all’estero della Senini. «Anche se oggi buona parte del nostro fatturato è prodotto all’interno dei confini nazionali - spiega il presidente del gruppo di Montichiari -, in futuro amplieremo il volume dell’export grazie a degli accordi di partnership con altri Paesi sul modello di quello avviato in Africa. Magari anche con una compartecipazione nel capitale sociale di nuove unità produttive».

Di recente la realtà bresciana ha ricevuto gli onori della cronaca per aver ricevuto due prestigiosi premi alla fiera internazionale dell’edilizia Me-Made Expo di Milano. La Senini ha ricevuto il «You Build Awards» per la salute genesi grazie al suo pavimento fotocatalitico «Ecotop superior», e un altro per la rigenerazione, grazie al «Blocco ambiente». Non solo. Grazie alla sua attenzione per le costruzioni che non solo mirino a ridurre l’impatto ambientale, ma contribuiscano anche alla rigenerazione circostante, la Senini è sbarcata in Australia con in pannelli in canapa e calce (tecnicamente chiamati «Tecnolocana» e della linea «Blocco ambiente), utilizzati per le costruzioni in bioedilizia.

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