Economia

Lavoro stabile, ma non uguale: nei contratti resta disparità di genere

Resistono forti «gap» tra uomo e donna nelle trasformazioni al lavoro e nel part-time. Le cittadine provenienti da Paesi extra-UE rappresentano soltanto il 12,50% delle trasformazioni femminili
Angela Dessì
Donne al lavoro
Donne al lavoro

Il lavoro femminile cresce ma non cambia faccia, e il soffitto di cristallo non crolla mai. Non lascia adito a edulcorate interpretazioni il report realizzato dalla Cisl bresciana sulla base di dati del Ministero del Lavoro relativi al 2025 nella nostra provincia. L’analisi, che si concentra in particolare sugli avviamenti al lavoro, indicatore importante per leggere l’andamento del mercato e le trasformazioni dei rapporti a tempo indeterminato, mostra come nel 2025 in provincia di Brescia si siano registrati 213.305 avviamenti, di cui 121.499 hanno riguardato uomini (57%) e 91.806 donne (43%).

Le trasformazioni

Se il «gap» femminile su questo fronte appare abbastanza contenuto, diventa più marcato se si osservano le trasformazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato: se nel 2025 sono state complessivamente 20.629, ben 12.490 hanno riguardato gli uomini, pari al 60,5%, e solo 8.139 le donne, pari al 39,50%.

«Il dato evidenzia una maggiore propensione alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro maschili rispetto ai femminili», commenta Tiziana Fortunali, segretaria territoriale Ust Cisl Brescia, per la quale la differenza emergerebbe in maniera ancora più significativa considerando la tipologia oraria dei contratti trasformati. Per le donne, infatti, circa il 64% delle trasformazioni riguarda contratti part-time, mentre soltanto il 36% riguarda full-time. Per gli uomini il quadro è opposto: il 79,5% delle trasformazioni riguarda rapporti a tempo pieno e soltanto il 20,50% part-time.

«Questo è uno degli elementi più rilevanti dell’analisi – tuona la Fortunali –: non solo le donne risultano meno presenti nelle trasformazioni a tempo indeterminato, ma quando raggiungono la stabilizzazione lo fanno molto più frequentemente attraverso un contratto part-time. Elemento che contribuisce a evidenziare una persistente differenza nelle condizioni di accesso e di permanenza nel mercato del lavoro e che non può non essere correlato anche alla persistente maggiore concentrazione del lavoro femminile nei servizi e delle responsabilità di cura familiare, che spesso incidono sulla possibilità di accedere a un’occupazione a tempo pieno».

La cittadinanza

Un’altra differenza marcata emerge considerando la cittadinanza, sempre in relazione alle trasformazioni dei contratti a tempo indeterminato. Le cittadine provenienti da Paesi extra-UE rappresentano soltanto il 12,50% delle trasformazioni femminili, mentre tra gli uomini la componente extra-UE raggiunge il 37,50%. Uno scarto considerevole, che può essere ricondotto a diverse caratteristiche della partecipazione al lavoro e della distribuzione occupazionale tra uomini e donne.

Alcuni esempi? Se da un lato pesa, nella minore partecipazione femminile, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, tanto fanno anche la diversa struttura della domanda di lavoro nel territorio, le barriere linguistiche e di riconoscimento dei titoli nonché i modelli culturali e familiari.

Anche l’analisi delle professioni maggiormente interessate dagli avviamenti conferma la differenziazione: se per gli uomini emergono soprattutto le figure del manovale e del personale non qualificato nell’edilizia civile, insieme ai conduttori di mezzi pesanti (occupazioni riconducibili a costruzioni, manifattura e logistica), per le donne le principali professioni riguardano cameriere, bariste e assimilate, insieme ad addette all'assistenza personale nei servizi di commercio all’ingrosso e al dettaglio, alloggio e ristorazione, ma anche nella sanità e assistenza sociale.

«Non è sufficiente dire che le donne lavorano – conclude Fortunali –. Bisogna creare le condizioni, ad esempio con servizi per l'infanzia e politiche di conciliazione dei tempi, perché possano avere un reddito adeguato e fare carriera».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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