Quello dell’energia resta un nodo molto critico per le imprese, visto che le soluzioni fin qui adottate dalla politica nazionale ed europea hanno prodotto risultati insoddisfacenti. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini l’ha ribadito anche ieri nel corso all’assemblea annuale di Confindustria, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una strategia d’uscita da questa situazione di impasse, comunque, è stata indicata dal leader degli industriali e dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, con l’adozione di nuovi e moderni impianti nucleari all’interno delle aziende, a supporto di quelli già destinati alle rinnovabili.
La proposta di Confindustria
Nelle fabbriche italiane, ha lamentato Orsini, non si possono più pagare bollette ai prezzi più alti d’Europa. Da qui la sua proposta di riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato. Ma non solo. Se è vero che per le aziende, la sicurezza energetica è una condizione strategica per difendere produzione, occupazione e autonomia economica, tra le soluzioni avanzate da Confindustria c’è anche il ritorno al nucleare.
Opzione su cui ieri Orsini ha chiesto di accelerare, sostenendo che al Paese serve «corrente di continuità a zero emissioni», qualcosa che le rinnovabili, pur necessarie, non possono garantire da sole. La scelta del nucleare, per di più, trova da sempre massimo supporto dal mondo delle imprese. L’ha confermato ieri il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che ha addirittura aperto a un nuovo scenario. «Nei nostri stabilimenti siamo pronti a ospitare gli Smr (i piccoli reattori nucleari, ndr), che sono impianti da 200 megawatt, ideali per distretti industriali. Per esempio a Brescia, nelle nostre aziende siderurgiche, che sono grandi c’è tanto spazio».
L’ipotesi dei mini reattori nelle acciaierie
Oltre alle cariche istituzionali, Gozzi è anche il presidente del gruppo Duferco, che a San Zeno Naviglio conta una fonderia e un laminatoio di nuova generazione. Per ospitare i mini reattori nucleari «I siderurgici bresciani farebbero anche un consorzio», ha aggiunto l’imprenditore, spiegando che così soddisferebbero la loro esigenza di base di energia continua, «il resto – ha puntualizzato – lo compreremmo con energy release o dalla rete e raggiungeremmo il sogno di essere la prima nazione del mondo e fare acciaio totalmente green».

Il progetto di Gozzi fa forza anche sull’accordo siglato nelle scorse settimane fra Federacciai ed Edf per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica italiana. «Una sinergia – ha aggiunto l’imprenditore – che prevede anche lo studio di coinvestimenti per costruire reattori nucleari di nuova generazione (come gli Smr) e dedicati alla acciaierie».
Il peso del caro energia
Nel frattempo, però, il caro energia pesa come un macigno sui conti delle imprese. Non può negarlo il presidente di Feralpi e Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini.

«Non sono contrario al nucleare, anzi. Ma credo che non sia l’unica soluzione al problema energetico. Inoltre non vorrei che questa soluzione rappresenti solo un modo per prendere altro tempo: un po’ come buttare la palla in avanti per altri 12/15 anni prima di giungere a una risultato concreto. Non va invece scordato che nel frattempo, ogni mese che passa, le imprese italiane sono costrette a pagare l’energia ai prezzi più alti d’Europa. Per questo motivo credo sia più urgente e funzionale alla nostra causa sbloccare i 4mila progetti sulle rinnovabili, rimasti “in sospeso” da incomprensibili questioni politiche e amministrative. Senza dimenticare la necessità di una rete efficiente a supporto degli stessi impianti e di una accelerazione degli allacciamenti alla rete. Solo attraverso un mix energetico razionale e virtuoso possiamo uscire da questa situazione complicata, il modello Spagnolo ci sia da esempio».




