Inflazione, caro energia, prezzi dei fornitori all’insù, crisi del mercato occupazionale, recrudescenza del virus, incertezza politica e guerra in Ucraina sono tutti fattori che fanno schizzare alle stelle la preoccupazione delle imprese bresciane del terziario. Imprese (sono quasi 60mila, il 65% del totale) che nel presente dimostrano caparbietà, capacità di resilienza e voglia di investire, ma guardano al futuro con pessimismo.
È quanto emerso da un’indagine dell’Osservatorio congiunturale che ha visto al lavoro Confcommercio Brescia e l’istituto Format Research.
La crisi del mercato occupazionale
Negli ultimi sei mesi la ricerca di personale è stata effettuata da sei imprese su dieci affidandosi a conoscenze dirette (il 58,8%), agenzie per il lavoro (il 38,7%) e candidature sul sito aziendale (32,8%): più della metà ha avuto difficoltà a trovare le figure di cui aveva bisogno.
Per quali motivi? I principali sono la scarsità delle competenze (62,1%), mansioni ritenute poco attrattive (26,1%) e retribuzione definita insufficiente (24,8%). Questo ha comportato una mancata innovazione dei servizi e una riduzione del 19% dei ricavi.
Tra le soluzioni che le imprese hanno proposto spiccano la contrazione del costo del lavoro e dei carichi fiscali e l’aumento delle agevolazioni per assumere giovani, donne e over 50. Le imprese si sono inoltre dichiarate disposte a prevedere premi di produzione (il 43,8%) e corsi di formazione (40,8%) a dimostrazione della loro voglia (e necessità) di risolvere il problema.
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