Una rivoluzione partita in sordina, che ha aumentato il passo in fretta fino a correre a velocità sostenuta dopo il Covid. Internet (in Italia) compie 40 anni: era il 30 aprile 1986 quando a Pisa il primo segnale partì verso il satellite.
Oggi quella rete non è più un esperimento per pochi ricercatori, ma un'infrastruttura «essenziale come il pane o l'acqua». A dirlo è Fabio Baronio, docente di Ingegneria delle Telecomunicazioni all’Università degli Studi di Brescia, fotografando un cambiamento che ha travolto anche il nostro territorio.
I numeri
Brescia non è rimasta a guardare. Il report «Il digitale nella provincia di Brescia» di Confindustria dell’ottobre 2025 tratteggia un ecosistema maturo, sebbene frammentato. Le aziende del settore ICT sono 3.084 e danno lavoro a quasi 10.000 addetti. Il cuore pulsante sono i servizi, in cui opera il 45% delle imprese, poi viene il software, di cui si occupa il 42% del totale, contro un misero 6% che produce l’hardware.
La struttura è quella tipica della manifattura bresciana: l'83% delle aziende ICT ha meno di 5 addetti. Una dimensione che se per la manifattura è spesso un limite, nel digitale può diventare agilità, a patto però di fare rete. Il mercato locale vale 1,4 miliardi di euro, con una crescita del 4% che supera la media nazionale. Eppure, nonostante la presenza di eccellenze internazionali, il fatturato estero delle nostre imprese digitali resta fermo a un marginale 3%.
Il dilemma dimensionale
Proprio sul tema della dimensione si apre una delle tante riflessioni in tema di digitale: la dicotomia tra «piccola e agile» o «grande» non ha una risposta univoca. «Dipende molto da quali sono gli obiettivi dell’azienda» riflette il prof. Baronio.
Certo è che per affrontare sfide come la cybersecurity o l'Intelligenza artificiale, che richiedono investimenti massicci in infrastrutture e ricerca, la frammentazione può diventare un limite. La risposta non è necessariamente la fusione, ma – come per le pmi – la capacità di fare rete.
Il paradosso delle competenze
Mentre l'intelligenza artificiale bussa alla porta, Brescia soffre per un paradosso: mancano gli ingegneri e le ingegnere specializzate. «Le competenze ci sarebbero anche, mancano le persone» osserva Baronio. Nonostante una facoltà di Ingegneria che è un’eccellenza, non si riescono a soddisfare le richieste del territorio.
Territorio che esprime una fame insaziabile di competenze digitali: le aziende cercano esperti di cloud, analisti di dati e specialisti in sicurezza. «Le competenze richieste dal territorio noi siamo in grado di formarle, e i nostri laboratori sono all'avanguardia – spiega Baronio –. Il vero problema è che mancano i giovani».

Nonostante le prospettive di carriera, non ci sono abbastanza iscritti per coprire la domanda. I giovani, nativi digitali, paradossalmente faticano a imboccare percorsi specialistici pesanti come ingegneria informatica o elettronica, preferendo talvolta percorsi percepiti come meno ostici. Eppure le opportunità ci sono: dalla manifattura 4.0 alla sanità digitale, oggi un ingegnere a Brescia può scegliere il proprio lavoro.
L’esempio
A dimostrazione che le competenze acquisite hanno valore anche nell’immediato, Baronio cita l'esempio di sette studenti Unibs, che partendo dai banchi dell'università hanno saputo unire competenza e spirito imprenditoriale creando una startup.
La loro scommessa è stata vinta non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello commerciale: sono riusciti a ottenere un’importante commessa da un committente estero, dimostrando che quando la preparazione accademica incontra l'intraprendenza, i confini geografici svaniscono. «Questo è il modello da seguire – conclude Baronio –: i giovani bresciani devono capire che con le giuste competenze digitali possono ambire a mercati globali restando radicati nel loro territorio".
Le sfide dei prossimi 20 anni

Se i primi 40 anni di internet sono stati l'epoca della connessione e dell'informazione che da «verticale» è diventata «orizzontale», con relazioni sempre più immediate ma non necessariamente più «vicine», i prossimi 20 saranno quelli dell'automazione e dell'Ai.
«Passeremo dalla connessione tra persone all'automazione dei processi» prevede il prof. Baronio, che individua tre sfide principali: la gestione sicura delle informazioni, di privacy e dati, diventerà il campo di battaglia per cittadini e amministrazioni; il divario digitale, con il rischio di lasciare indietro chi non è nato con lo smartphone in mano; l’accesso alla rete «consapevole e sicuro».




