I gonfiabili colorati per bambini e il biliardino da record, i videogiochi e lo street food. Entrare nello stabilimento della Rmb a Polpenazze del Garda lascia straniti: ti aspetti di essere travolto dai fumi e dagli odori rilasciati dal processo di trattamento dei rifiuti e invece pare di essere in un parco giochi o in un centro commerciale.
Non è una giornata come le altre in via Montecanale: la consueta festa aziendale che si tiene ogni anno con le famiglie dei lavoratori dell’azienda bresciana si è fusa al terzo incontro di «Impianti Aperti on the Road», campagna promossa da Assoambiente che ha fatto tappa in una delle principali piattaforme polifunzionali europee per il recupero e lo smaltimento di rifiuti speciali e non.

Le materie prime reimmesse sul mercato
È da qui che tra il 2015 e il 2024 sono state reimmesse sul mercato 3 milioni e 41mila tonnellate di materie prime. «Recupero Metalli Bottenago» (questo il nome esteso dell’azienda) nasce nel 1981 dalla gestione artigianale di rifiuti industriali prodotti nel territorio bresciano e lombardo, ricco di fonderie e acciaierie che necessitavano di recuperare i rifiuti prodotti. Quando viene inaugurata l’azienda, ancora non esisteva una normativa ambientale di riferimento. E in quasi 50 anni la sua lunga storia si è trasformata in un esempio di successo ed eccellenza.
«Perché oggi non si parla più solo di smaltimento dei rifiuti ma di trattamento e di recupero sempre più avanzato dei materiali valorizzati». A parlare è Andrea Goffi, titolare dell’impresa fondata e controllata dalla sua famiglia. «Oggi si parla finalmente di green economy ma un tempo quando si parlava di rifiuti si intendeva solo discarica e smaltimento. Il concetto di economia circolare e i suoi processo virtuoso sono diventati centrali e attuali».
Una discarica risparmiata ogni anno
Nel solo sito di Polpenazze Rmb ha infatti raggiunto capacità di recupero pari a circa 780.000 tonnellate, con un coefficiente di recupero di materia che supera l’80%. Significa risparmiare quasi una discarica all’anno.
Nel 2025 l’azienda – che conta oltre 400 addetti e circa 300 collaboratori delle 12 società controllate e collegate – ha sottratto 590mila tonnellate di rifiuti al conferimento in discarica e assorbito 16mila tonnellate di CO2 dal trattamento delle ceneri pesanti.
E degli oltre 3 milioni di tonnellate di materie prime reimmesse sul mercato ci sono 1,6 milioni di tonnellate di metalli ferrosi, 895mila tonnellate di prodotti per infrastrutture, 551mila tonnellate di metalli non ferrosi e 242mila tonnellate di prodotti per cementifici. Il 66% del materiale è stato assorbito dall’industria metallurgica, il 34% dall’edilizia e dalle opere di ingegneria civile.
Il rifiuto come risorsa
Proprio in occasione dell’incontro di «Impianti Aperti on the Road» si è parlato di rifiuto come risorsa e necessità industriale e geopolitica. Eppure, sul settore del riciclo pesa ancora un pregiudizio che rischia di frenare il sistema produttivo e le politiche pubbliche. Da qui occorre fare un salto culturale significativo per rendere l’Italia un modello di gestione dei rifiuti a livello europeo e ridurre la dipendenza dall’estero.
«I rifiuti sono il sintomo del nostro benessere, ma possono anche essere il tesoro per mantenerlo, riducendo la dipendenza da Paesi oggi in contesti geopolitici critici. Chi solleva le imprese dal peso del rifiuto riporta valore al Paese», ha spiegato in quella occasione la direttrice di Assoambiente Elisabetta Perrotta.
Dentro la filiera del recupero

Nello stabilimento di circa 100mila metri quadrati immerso nelle campagne di Polpenazze un tour tra montagne di materiali ferrosi e non ferrosi, plastiche e frazioni inerti. Un percorso in qualche modo affascinante dentro la filiera del recupero industriale, dall’ingresso dei materiali fino alla produzione di End of Waste, le materie prime seconde pronte per rientrare nei cicli produttivi.
Le sfide del futuro
Ma quali sono le sfide del futuro per Rmb? «Cercare di essere sempre competitivi sul mercato investendo in tecnologia, spingendo sul concetto della miniera moderna dove estrarre sempre più materie prime al fine di valorizzarle e venderle permettendo il loro reimpiego», spiega Goffi.
E sul segreto del successo di un’eccellenza di quasi mezzo secolo dice: «Non ce ne sono, bisogna lavorare tanto e tutti i giorni. Quando dietro una storia c’è grande impegno non può che andar bene».



