La filiera, motore delle piccole per competere sui mercati globalizzati

Le chiamiamo piccole, come piccoli sono i nucleotidi, i «mattoncini» di base del Dna. Il nostro Dna. Piccole e medie, ma non per questo irrilevanti, come ha ben dimostrato l’analisi curata dal team del prof. Claudio Teodori dell’Univeristà degli Studi di Brescia, al centro della serata ospitata ieri nella Sala Faissola di Banca Intesa Sanpaolo. Sotto la lente le migliori 1000 piccole e medie imprese, determinanti per la nostra economia, sinonimo di sviluppo e futuro. In un «mare» agitato da tsunami ripetuti, come sopravvivere? In filiera.
Questo il filo rosso emerso con chiarezza, con la parola «filiera» risuonata come chiave di lettura dell’oggi e soprattutto del domani. Non più concetto tecnico, ma visione strategica condivisa. Leva di competitività per la manifattura lombarda che ha voce in capitolo anche in Europa, ha sostenuto l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, attribuendo proprio alle filiere la leva principe delle transizioni in atto, da quella energetica a quella digitale. Un passaggio che non riguarda solo le imprese, ma l’intero equilibrio economico dei territori.
E guardando al domani, ecco il focus su un settore ad alta tecnologia come l’aerospazio, con il presidente del Cluster lombardo Paolo Cerabolini: qui senza integrazione tra imprese e dialogo continuo con la ricerca non c’è mercato. Un modello in cui la competitività nasce proprio dalla collaborazione, non dalle dimensioni. Tante voci per un solo assioma: la sfida non si vince con imprese isolate, ma con sistemi produttivi. E la tenuta di questi sistemi – messa a dura prova dalle dinamiche geopolitiche globali – dipende proprio dalla qualità delle relazioni tra clienti, fornitori e subfornitori. Dove queste relazioni sono solide, le imprese reggono agli urti, si adattano, trovano soluzioni. Dove non lo sono, le difficoltà si amplificano.
Nei territori manifatturieri, tutto questo assume un valore ancora più profondo. Le filiere coincidono con comunità economiche, in cui si tramandano competenze, cultura del lavoro e capacità di adattamento. È da qui che passa la sfida dei prossimi anni: filiere più solide, ma anche più aperte, capaci di dialogare con ricerca, innovazione e nuovi talenti. Perché la forza delle piccole coincide ormai con la forza delle loro connessioni.
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