L’obiettivo degli ingegneri di Aria Sensing è davvero ambizioso: diventare nell’arco di pochi anni punto di riferimento mondiale nel dominio dei chip «ultra-wideband»: «È il nostro sogno – confida il ceo Alessio Cacciatori –. Il modello di riferimento è il colosso Nordic, che oggi è leader mondiale nei semiconduttori a tecnologia bluetooth. Noi vorremmo esserlo per i chip ultra-wideband».
Il gruppo ha un asso nella manica: ha progettato Hydrogen un micro chip dalle caratteristiche finora assenti sul mercato: ovvero la rilevazione tridimensionale completa dello spazio ad altissima risoluzione. Una tecnologia sviluppata nella sede di Borgo Wührer a Brescia, dove nel corso di questi anni hanno trovato sede numerose startup innovative (qualcuno la chiama addirittura Wührer Valley).

Il team della startup Aria Sensing
Aria Sensing è stata fondata nel 2021 dall’ingegnere elettronico Cacciatori insieme ad Andrea Mario, Marco Poles, Emanuela Cacciatori e Michele Quarantelli, oggi del gruppo fa parte anche Jean Christophe Daucet. Viene definita una tipica «società fabless» (dall’inglese fabrication-less, senza fabbrica, ndr), azienda di semiconduttori che progetta, sviluppa e commercializza chip e microprocessori, ma non li produce fisicamente. In poche parole, invece di spendere miliardi per costruire e mantenere impianti di produzione di microchip si affida per la produzione a grandi gruppi internazionali, come la taiwanese Tsmc, protagonista della geopolitica globale dei semiconduttori.
La radice del progetto risale però molto più indietro. Cacciatori inizia a lavorare su questa tecnologia già durante il dottorato in Ingegneria elettronica all’Università di Brescia, specializzandosi nella microelettronica e nei semiconduttori. L’esperienza confluisce poi nella precedente Cover Sistemi e, dal 2021, in Aria Sensing: «Siamo nati con un obiettivo - spiega - sviluppare una nuova generazione di radar miniaturizzati ad altissima precisione e bassissimo consumo energetico».
Il nuovo chip innovativo
È il chip Hydrogen a far fare il salto di qualità ad Aria Sensing, aprendo le porte del mercato internazionale: «I radar tradizionali di piccole dimensioni non sono in grado di misurare la distanza di persone o oggetti - spiega Cacciatori -. Hydrogen introduce una capacità finora assente sul mercato: la rilevazione tridimensionale completa dello spazio. Il dispositivo riesce a misurare simultaneamente distanza, posizione e altezza dei soggetti presenti nell’ambiente, distinguendo più persone anche se poste alla stessa distanza dal sensore».
Il radar non produce immagini ottiche e opera quindi in un contesto «privacy free», ma riesce comunque a rilevare movimenti, posture, cadute e persino parametri vitali come respiro e battito cardiaco senza alcun contatto fisico. Il tutto con emissioni inferiori a un «milliwatt», meno di un millesimo della potenza di uno smartphone.
Molti i settori interessati da questa tecnologia
Le applicazioni industriali di questo chip sono molteplici e spaziano dall’automotive alla sanità, dalla sicurezza all’automazione di edifici e uffici. «Nel settore ospedaliero la tecnologia può monitorare pazienti allettati, rilevare eventuali allontanamenti dal letto o verificare la presenza di persone nella stanza – spiega il ceo di Aria Sensing –. Nel comparto automotive il radar 3D consente di distinguere guidatore e passeggeri e trova applicazione nei sistemi “child presence detection”, destinati a diventare obbligatori sulle nuove vetture per evitare tragedie legate all’abbandono involontario di bambini a bordo».
Il mercato sembra avere colto il potenziale del chip made in Brescia. Dopo l’annuncio del dispositivo, la startup ha iniziato a ricevere manifestazioni di interesse da parte di grandi aziende internazionali.
In un’Europa che cerca di recuperare terreno nella filiera strategica dei semiconduttori, la sfida di Aria Sensing assume anche un valore più ampio. Il chip nasce infatti dal know how sviluppato a Brescia, pur venendo realizzato nei grandi impianti produttivi esteri specializzati nella manifattura avanzata dei semiconduttori. Un modello tipico delle aziende «fabless», ma che dimostra come innovazione, progettazione e proprietà intellettuale possano ancora nascere nei territori manifatturieri italiani.




