Rubinetteria e valvole, il distretto tiene e lancia nuove sfide sull’export

Il quadro complessivo italiano del settore è ben rappresentato da Avr-Anima: nel 2024 il fatturato complessivo è di 9,6 miliardi di euro (+1,8% sul 2023), con l’export che rappresenta il 63% dei ricavi, un valore particolarmente alto e con un saldo commerciale ampiamente positivo. Tra i principali Paesi di destinazione si rilevano gli Stati Uniti, in crescita; la Germania; l’Arabia Saudita; la Cina; la Francia. L’Italia riveste, quindi, un ruolo importante a livello globale: è il secondo mercato per dimensione in Europa, dopo la Germania, e tra i primi sei a livello mondiale.
L’elevato export è certamente un punto di forza, anche se in questi anni la situazione è divenuta più complessa: il primo mercato sono gli Stati Uniti, per i quali si pone un non trascurabile problema di dazi, che potrebbe generare una riduzione dei rapporti commerciali. Per questo è necessario diversificare le destinazioni, tenendo conto di mercati o aree geografiche nuove o in crescita, oggi meno rappresentate, come ad esempio il Sud America.
Il peso di Brescia
Tra i vari distretti italiani legati al settore, vi sono quelli di Lumezzane-Brescia e del Cusio-Valsesia che, insieme, arrivano al 39% della produzione nazionale. In particolare, il distretto bresciano è il principale, in quanto rappresenta circa il 21% del fatturato nazionale; quello piemontese copre un ulteriore 17,6%. Oltre alla loro rilevanza quantitativa, essi rappresentano centri di eccellenza riconosciuti a livello mondiale per specializzazione produttiva, livelli tecnologici, qualità dei prodotti e capacità di esportazione.

Dopo aver fornito una rappresentazione del contesto italiano, si passa all’approfondimento delle imprese bresciane che, come a livello nazionale, hanno aumentato il fatturato in misura contenuta (0,7%), dopo il decremento del precedente anno. Il 43,5% delle imprese incrementa o mantiene invariate le vendite, mentre il 39,1% le riduce insieme al reddito operativo che, in valore assoluto, non è cambiato. Non si riscontrano, invece, variazioni sull’incidenza del valore aggiunto sul fatturato, che nel triennio oscilla tra il 30% e il 32%. Questo permette la stabilità relativa dell’Ebitda margin, che si colloca intorno al 16%, con una contenuta variazione malgrado l’aumento del costo del lavoro, il cui assorbimento si incrementa più di un punto percentuale (da14,5%al 15,9%). L’altro costo strutturale, gli ammortamenti, mantiene immutato il suo peso, pari al 6% del fatturato.
La sostanziale stabilità fino ad ora riscontrata, si riflette sull’invarianza degli indicatori di redditività: il Roi, cioè la redditività degli investimenti, dal 9% passa all’8,7%, con la marginalità delle vendite (Ros), pari all’11,1%, analoga a quella del 2023. Anche la rotazione degli investimenti rimane immutata, con valori inferiori all’unità. Solo il Roe (ritorno sul capitale dei soci) è caratterizzato da una tendenza riduttiva iniziata a inizio triennio, passando dal 14,9% del 2022 al 10,6% del 2024. Guardando, infine, la gestione complessiva, il risultato netto porta la sua incidenza sul fatturato al 7,1%, il valore più basso del triennio. L’altra dimensione di analisi, la solidità, permane su livelli ampiamente soddisfacenti, con valori degli indicatori adeguati. Il rapporto di indebitamento è ben sotto l’unità e migliora, segnale di modesta dipendenza finanziaria da terzi; il livello di capitalizzazione è più che soddisfacente, con un’ampia autocopertura degli investimenti fissi. Anche la sostenibilità economica del debito, il rapporto tra oneri finanziari ed Ebitda, che nello scorso anno era peggiorata, si stabilizza su livelli più che sostenibili (8,5%); in modo analogo l’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato.

La tenuta nel 2024
Il 2024 si è quindi caratterizzato per una crescita del fatturato leggermente inferiore a quella nazionale ma con una sostanziale stabilità nei principali indici e aggregati, con l’eccezione della redditività per i soci: il quadro complessivo è pertanto positivo, senza modifiche nei livelli di rischiosità. La tenuta del 2024 è molto importante, considerato il contesto economico e geopolitico in cui è maturata.
Anche nel I semestre 2025 (fonte Avr-Anima) l’export italiano è aumentato del 4,6%, superando i 3 miliardi di euro. Tra i Paesi di destinazione crescono i ricavi verso gli Stati Uniti, la Germania e l’Arabia Saudita, calano invece verso la Cina.
I principali fattori di rischio sono i dazi verso gli Stati Uniti, che potrebbero portare a un ridimensionamento del principale Paese importatore; il costo dell’energia, tra i più alti in Europa; un eccessivo carico burocratico e doganale, elemento fondamentale per un settore esportatore; l’aumento del prezzo del rame; la carenza strutturale di personale qualificato, comune però a molti settori di attività.
Dal Monitor di IntesaSanpaolo, l’andamento dell’export del distretto bresciano (che oltre a valvole e rubinetti comprende anche il pentolame) presenta un calo sia nel 2024 (-2,8%) sia nel primo trimestre del 2025 (-1,6%), in quest’ultimo caso soprattutto per la riduzione del peso della Francia. Gli Stati Uniti assorbono circa l’11% delle esportazioni bresciane.
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