Economia

Imprenditori inquieti: cresce la richiesta di cassa integrazione

Angela Dessì
Nel Bresciano più 16% di ore preventivate, nonostante i dati dell’economia nazionali indichino una tenuta del sistema Italia
Richieste a Brescia 22,9 milioni di ore di cassa integrazione - © www.giornaledibrescia.it
Richieste a Brescia 22,9 milioni di ore di cassa integrazione - © www.giornaledibrescia.it
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La cig straordinaria traina l’aumento della cassa integrazione del 2025, in Italia come nel Bresciano. A tracciare il quadro sono i dati pubblicati dall’Osservatorio statistico del l’Inps, che mostrano come nello scorso esercizio l’ente abbia autorizzato complessivamente nel nostro Paese oltre 560 milioni di ore di cassa integrazione alle aziende, con un aumento del 10,45% rispetto alle richieste arrivate nel 2024 (circa 507 milioni).

In particolare, nel corso dell’ultimo esercizio, si è registrato un aumento del 58,18% per le richieste di cassa straordinaria che toccano quota 261.838.532 ore mentre quelle di cassa ordinaria mostrano un calo del 13,27% scendendo a 284.287.026. Cala anche la cassa in deroga con un -79,88% (445.978 ore) mentre aumentano le ore chieste per i fondi di solidarietà (13.416.480 ore, pari a +16,66%). A dicembre le ore di cassa integrazione prenotate sono state nel complesso 35.069.742 (-13,51%) mentre quelle dei fondi di solidarietà 909.780, pari ad un +12,76%.

In provincia

Non dissimile la situazione nel territorio provinciale. Nel Bresciano, nel 2025, le ore di cig autorizzate sono state quasi 23 milioni (22,9) contro i 19,75 milioni dell’esercizio precedente, circa un 16% in più. Il dato è di molto superiore non solo a quello nazionale, ma ancora di più rispetto a quello lombardo, dove la crescita si ferma al +4.4%.

A pesare maggiormente è la cig ordinaria, che rappresenta circa due terzi del totale (oltre 15,3 milioni di ore, pari a circa due terzi del totale) ma a preoccupare è soprattutto la crescita di quella straordinaria, che passa dai 4,8 milioni di ore del 2024 ai 6,13 milioni del 2025, ad indicare la presenza di crisi aziendali più strutturate e processi di riorganizzazione in diversi comparti.

L’andamento mensile è irregolare: dopo i picchi registrati in primavera e a inizio estate (a giugno, in particolare, sono state richieste 3,02 milioni di ore), le ore autorizzate calano nei mesi estivi per poi risalire con forza in autunno, chiudendo l’anno su livelli ancora elevati.

A guardare ai settori, a soffrire sono l’industria metalmeccanica, dall’automotive alla siderurgia, ed il tessile e abbigliamento. L’assenza di utilizzo della cassa in deroga conferma un quadro normativo stabile, ma non attenua il segnale di fragilità dell’economia bresciana, che continua a fare ricorso prudenzialmente agli ammortizzatori sociali.

Dal sindacato

«È evidente che l’aumento delle ore di cassa prenotate, ma non necessariamente godute, palesa un clima di preoccupazione e cautela legato soprattutto al contesto politico ed economico internazionale ma non solo», commenta il leader della Camera del Lavoro, Francesco Bertoli, che chiama in causa l’andamento a macchia di leopardo («alcuni settori soffrono, come la metalmeccanica, e altri invece crescono, come il turismo»), ma anche il ruolo del Governo che, dice, «dovrebbe limitare tensioni e investire risorse vere sul lavoro, non come nella legge di bilancio».

Sulla stessa lunghezza d’onda il leader della Uil bresciana, Mario Bailo, che affonda anche sulla questione salariale. «Se già oggi ci vorrebbero due salari per recuperare il potere d’acquisto perso, figuriamoci se si è in cassa», tira corto. Poi aggiunge: «Anche se a Brescia non ci sono situazioni esplosive in questo momento non significa che dobbiamo tenere bassa l’attenzione. L’incertezza diffusa è ormai evidente, e il caso Amazon che parla di 30 mila licenziamenti per effetto dell’inserimento dell’AI ne è una delle molte prove».

Anche il coordinatore del mercato del lavoro della Cisl provinciale, Paolo Reboni, insiste sul clima di incertezza. «Il tiraggio nazionale, ossia il reale utilizzo che viene fatto dell’ammortizzatore richiesto, mostra come in realtà sia in calo dal 2023 ad oggi, e testimonia il legame che ha con la preoccupazione alimentata da dazi, relazioni internazionali e cambi di scenario» spiega, soffermandosi anche sulla crescita dei disoccupati, passati dai 33mila nel 2020 a 36mila del 2025, con picchi preoccupanti soprattutto per gli over 55.

Dalle imprese

«I dati Inps evidenziano nel 2025 una crescita complessiva delle ore autorizzate di cassa integrazione guadagni rispetto all’anno precedente: si tratta di un andamento da non sottovalutare, che impone di mantenere alta l’attenzione sul tema – conviene Fabrizio Vicari, vicepresidente Confindustria Brescia con delega a Relazioni industriali e organizzazione –. Tuttavia, va considerato che non conosciamo quale sia stato l’effettivo utilizzo rispetto alle ore richieste. Fermo restando che la fotografia dell’Inps si riferisce certamente a un panel più ampio di imprese, dal nostro osservatorio, pur rilevando preoccupazioni riconducibili al contesto generale, soprattutto in settori come l’Automotive, nel 2025 non sono emersi significativi scostamenti nel ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria da parte delle imprese rispetto al 2024. Mi riferisco alle procedure attivate e al numero di lavoratori coinvolti, mentre la cassa integrazione guadagni straordinaria si è mantenuta sostanzialmente stabile. L’inizio del 2026, che si annuncia al momento come un anno di transizione, non evidenzia per ora sensibili variazioni, se paragonato allo stesso periodo dell’anno appena trascorso; il nostro monitoraggio rimane comunque costante per capire quale sarà l’andamento dei prossimi mesi, viste le incertezze che il nostro sistema produttivo si trova a dover fronteggiare quotidianamente».

Gli esperti

Parole a cui hanno fatto eco quelle di Raffaello Castagna, direttore Relazioni industriali e sindacali di Confapi Brescia «Nel corso del 2025, con andamento confermato anche nell’ultimo trimestre dell’anno, abbiamo riscontrato che circa il 10-15% delle nostre imprese associate si è rivolto ai nostri professionisti per l’avvio della pratica o per richiedere valutazioni sull’utilizzo di un ammortizzatore sociale conservativo, primo tra tutti la cassa integrazione guadagni ordinaria – spiega il bresciano –. Tale andamento sembrerebbe non presentare i tratti di una crisi economica strutturale profonda.

A corroborare questa lettura è un dato operativo molto chiaro: la stragrande maggioranza delle nostre aziende che richiede la Cig ordinaria finisce per utilizzare non più di un terzo delle ore inizialmente autorizzate. Questo scenario evidenzia anche l’efficacia del lavoro svolto dall’associazione: l’oculatezza con cui affianchiamo e consigliamo le imprese permette loro di affrontare l’attuale congiuntura con equilibrio, evitando allarmismi e gestendo le risorse umane con estrema flessibilità e prudenza, garantendo la tenuta dell’occupazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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