Etichettatura d’origine dei prodotti: vincoli estesi per un altro anno

Sono stati «estesi» al 31 dicembre 2026 i decreti sull’etichettatura d’origine, misura varata dal Ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida assieme ai ministri delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e della Salute, Orazio Schillaci.
Una proroga accolta con estrema soddisfazione da Coldiretti che ha rivendicato la conquista. L’etichettatura d’origine indica il Paese o l’area geografica in cui un prodotto alimentare è stato coltivato, allevato, pescato o trasformato. Garantisce maggiore trasparenza, assicura la tracciabilità dei prodotti, tutela i cittadini consumatori, evita pratiche ingannevoli, valorizza il made in Italy ed aiuta a fare scelte consapevoli.
Il punto
Il decreto resta in regime sperimentale (è al suo sesto anno di vita essendo stato introdotto per la prima volta nel 2020) e fornisce la provenienza dell’ingrediente primario per pasta, riso, pomodoro, carni suine trasformate, latte e prodotti lattiero caseari: in pratica l’indicazione d’origine copre circa l’80% della spesa alimentare.
Secondo l’ultimo rapporto Coldiretti/Censis, l’87% degli italiani apprezza particolarmente l’italianità, da cui si sente garantito e per la quale sarebbe pronto a spendere qualche euro in più rispetto a prodotti analoghi di altra provenienza. Tale propensione coinvolge anche oltre l’85% dei redditi più bassi che a tavola, anche in momenti di difficoltà, vuole comunque ci siano qualità, sicurezza e salubrità.
La battaglia per l’origine obbligatoria su tutti i cibi è un impegno che Coldiretti ha rilanciato a livello europeo, con il lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare europea per mettere finalmente in trasparenza tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione europea.
Le reazioni
«Conoscere l’origine dei prodotti che si acquistano è un diritto. Per questo abbiamo firmato il decreto che proroga l’obbligo di inserire l’indicazione di origine dei prodotti. Sapere da dove proviene il cibo che si acquista è garanzia della qualità del prodotto e del lavoro che i nostri agricoltori e allevatori compiono quotidianamente», ha commentato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
Solo con una normativa chiara e trasparente sarà possibile porre fine all’inganno dei prodotti esteri camuffati da Made in Italy, oggi reso possibile dalle falle del codice doganale europeo, che consente l’italianizzazione dei cibi anche dopo semplici trasformazioni marginali effettuate nel nostro Paese.
Facciamo qualche esempio: se una confezione di pasta vanta in etichetta la scritta «Prodotto in Italia», ma l’ingrediente ha origini turche, allora è obbligatorio specificare origine della materia prima: Turchia se rappresenta più del 50% del prodotto o è abitualmente associato alla sua denominazione.
Una «crema spalmabile nocciola» deve riportare l’origine delle nocciole (ingrediente primario) perché usa la specifica indicazione di questa frutta secca o se il prodotto finito ne contiene più della metà. Nei prodotti con marchio europeo (Dop ed Igp) l’origine è certificata e tutelata dall’Unione Europea. La Dop richiede che tutte le fasi avvengano nell’area indicata mentre le Igp ne richiede almeno una.
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