Con un patrimonio di circa 1,4 milioni di capi allevati in oltre 650 allevamenti e un valore della produzione che supera i 300 milioni di euro, Brescia si conferma la prima realtà suinicola d'Italia. Proprio dalla Fiera di Orzinuovi, è partito venerdì nella Rocca un convegno sul tema «Suinicoltura, facciamo il punto tra mercati, sanità animale e sostenibilità economica», promosso da Confagricoltura Brescia.
L'evento ha visto la partecipazione di numerose personalità di spicco del mondo politico, istituzionale e di settore, con l'obiettivo di leggere le difficoltà di oggi e individuare le condizioni perché le imprese possano continuare a investire, tutelando la redditività degli allevamenti e migliorando su sanità, biosicurezza, benessere e riduzione dei farmaci.

Tra gli intervenuti, il sindaco di Orzinuovi Laura Magli, il senatore Gianpietro Maffoni, gli assessori regionali Alessandro Beduschi, Giorgio Maione e Simona Tironi, affiancati dalle figure tecniche di Francesco Maraschi, dirigente regionale della Veterinaria; Claudia Nassuato, dirigente della Sanità animale dell'Ats di Brescia, e i direttori dell'Istituto Zooprofilattico Giorgio Varisco e Loris Alborali.

In quest’ambito, è stato evidenziato un dato positivo, annunciato dall’istituto zooprofilattico: negli allevamenti l’uso di antibiotici si è ridotto del 64%, testimoniando una gestione aziendale sempre più attenta a biosicurezza, benessere animale e uso responsabile del farmaco.
Gli interventi. A rappresentare il mondo agricolo e produttivo erano presenti Ivan Valtulini, vicepresidente di Confagricoltura Brescia, Rudy Milani, presidente nazionale Suinicoltura di Confagricoltura, e Morris Tomasoni, membro del Consorzio del Prosciutto di Parma.

La congiuntura attuale vede la produzione italiana legata alle Dop e penalizzata da costi più elevati competere con l'ingresso di carne estera a prezzi inferiori, che esercita una forte pressione sulle quotazioni. «Dopo un 2024-2025 in cui il settore era riuscito ad affrontare le criticità, anche grazie a una remunerazione soddisfacente, il 2026 si è aperto con uno scenario più complesso – sottolinea Ivan Valtulini –. La filiera italiana legata alle Dop resta forte, ma dobbiamo continuare a rendere riconoscibile ciò che la distingue».

Sulla capacità di differenziare la produzione si è concentrato Rudy Milani: «Non possiamo competere sul prezzo con Paesi che hanno costi di produzione molto inferiori a noi – ha affermato –. Dobbiamo diventare sempre più un prodotto di nicchia, costruendo qualcosa che sia addirittura una sorta di “super Dop”. L'obiettivo è creare un nuovo elemento competitivo capace di proteggere il comparto dall'ingresso sul mercato di produzioni a basso costo, come accadrebbe con gli accordi del Mercosur».
Sul fronte sanitario ed ecologico è stato annunciato un dato positivo dall'Istituto Zooprofilattico: negli allevamenti l'uso di antibiotici è calato del 64 per cento. «Sono numeri importanti – conclude Valtulini – perché raccontano come gli allevatori abbiano investito per migliorare la sanità e la gestione delle aziende. C’è ancora molto da fare, ma questi progressi devono diventare un elemento di valorizzazione economica e reputazionale della nostra suinicoltura». S. PAS.



