Circa 10mila agricoltori, provenienti da tutta Italia, sono radunati in queste ore al valico del Brennero, cuore della mobilitazione di Coldiretti. Una manifestazione a difesa del made in Italy e della sicurezza alimentare, organizzata sul confine simbolo dell’ingresso delle merci straniere nel nostro paese.
Presente anche una folta delegazione bresciana, con agricoltori arrivati da tutta la provincia, guidati dalla presidente provinciale Laura Facchetti e dal direttore Andrea Repossini.
Il messaggio è chiaro e diretto, serve pace, in un contesto internazionale in cui i conflitti contribuiscono a far lievitare i costi, ma soprattutto servono controlli più rigorosi sulla provenienza dei prodotti che ogni giorno attraversano il confine per essere venduti come italiani.
Un meccanismo che penalizza le aziende agricole nazionali e favorisce la diffusione di alimenti ultra processati a scapito della qualità.
I prodotti esteri con scritte in italiano
I primi camion aperti parlano chiaro: 20 tonnellate di carne proveniente dalla Danimarca e destinata alla provincia di Milano; 24mila chilogrammi di latte dalla Francia diretti a Verona; altri 24mila chilogrammi di pesce, anch’essi verso il Veronese, con confezioni riportanti diciture in italiano e quindi difficilmente riconoscibili dai consumatori. Nel quarto camion aperto si sono contati 24 pallet di confettura provenienti dalla Germania diretti a Verona. Anche in questo caso le scritte sulla confezione sono in italiano.
«Oggi siamo qui per tutelare i nostri agricoltori contro una concorrenza sleale – spiega la presidente di Coldiretti Brescia, Laura Facchetti –. Troppo cibo entra dall’estero senza trasparenza. È una battaglia anche per i consumatori, che devono sapere cosa mettono nei loro piatti. Dobbiamo garantire l’indicazione chiara dell’origine in etichetta e cambiare il codice doganale che consente di far diventare italiano un prodotto anche solo con una lavorazione sul nostro territorio».



