Economia

Caro carburanti, price cap attivo in 10.000 distributori italiani

Il Governo soddisfatto per la risposta delle compagnie petrolifere. Giovedì l’incontro col ministro Urso
Un distributore di benzina - © www.giornaledibrescia.it
Un distributore di benzina - © www.giornaledibrescia.it

Il governo guarda con soddisfazione alla risposta delle compagnie petrolifere per contenere il caro carburante, che sta mettendo in crisi famiglie e imprese. Oltre diecimila distributori hanno aderito al price cap che tiene la benzina sotto i 2 euro ed il gasolio sotto i 2,20, ha reso noto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: più di un punto vendita su due. «Un riscontro di gran lunga superiore alle previsioni», ha sottolineato il ministro Adolfo Urso, guardando anche avanti: il prossimo passo sarà un tavolo con le società di raffinazione, convocato giovedì con il collega Gilberto Pichetto Fratin, per capire come aumentare la produzione.

I numeri

L’attività di moral suasion del governo Meloni nei confronti dei colossi energetici, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio prezzi carburanti, ha sortito effetti fin qui significativi. Il 51,7% degli impianti pratica un prezzo della benzina inferiore a 2 euro al litro e il 52,2% del gasolio sotto i 2,20 euro, ha fatto sapere il Mimit.

In termini assoluti, sono oltre 10.400 gli impianti che si sono adeguati rispetto ai 20.140 circa rilevati. È l’effetto del price cap, introdotto inizialmente da Eni e in seguito anche da Ip-Socar, Q8 e Tamoil, estendendosi rapidamente sulla rete nazionale e contribuendo a ridurre il prezzo medio, che sulla rete stradale è sceso a 2,052 euro al litro per la benzina e a 2,247 euro per il gasolio.

Modello per l’Europa

Questi risultati «confermano la validità di un modello di responsabilità sociale che può rappresentare un esempio anche in Europa», ha sottolineato Urso, mentre l’esecutivo è impegnato per trovare anche altre soluzioni per mitigare il caro carburante. In quest’ottica, il titolare del Mimit giovedì avrà un confronto con le compagnie per «capire cosa si possa fare di più e meglio, in modo tempestivo e quindi efficace, secondo le nostre competenze, per aumentare la produzione nell’immediato».

La questione riguarda tutta l’Europa, che al G7 di venerdì ha dovuto acconsentire a liberare ingenti quantità di barili dalle sue scorte, per evitare il blocco dell’export di gasolio minacciato da Trump. Secondo Urso il nodo principale resta «la catena di approvvigionamento del carburante nelle raffinerie», troppo poche in Europa per garantire «quell’autonomia e quindi anche quel costo, ma soprattutto quelle condizioni di rifornimento che sono necessarie».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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