Economia

Caro carburanti e crisi autotrasporto: «Consegna delle merci a rischio»

Flavio Archetti
L’allarme delle associazioni di categoria: Mussetola (Fai): «Ora il costo del gasolio incide al 40% sui bilanci». Saini (Confartigianato): «Sconti poco efficaci»
Camion parcheggiati - © www.giornaledibrescia.it
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In Italia l’autotrasporto è la spina dorsale della movimentazione delle merci e conta su 1 milione di camion e 100.000 imprese. A Brescia le imprese sono 2.500 (dati di inizio 2026) e mettono in strada ogni giorno circa 25.000 mezzi. Quasi 9 tonnellate su 10 dei prodotti roba che riempie supermercati, negozi, bar, ferramente e ricambisti, e che permette di lavorare alle aziende di ogni settore, viaggiano su gomma.

Una crisi forte dell’autotrasporto, come quella che potrebbe innescarsi, significa non solo affrontare il rincaro di ogni prodotto ma che il nostro sistema-Paese non sarebbe più rifornito adeguatamente. Per questo motivo le associazioni rappresentanti di categoria si sono mosse immediatamente nei confronti del governo per avere sostegni, «non agli affari ma al lavoro». Al confronto con la tesissima situazione reale, palpabile sulle strade, stride il consiglio arrivato ai governi europei negli ultimi giorni da parte della Commissione di Bruxelles, che ha ricordato ai suoi membri la necessità di iniziare a considerare misure volontarie per ridurre l’uso di carburanti, in particolare nei trasporti.

«In una condizione come la nostra, in cui si muove su gomma tra l’80 e il 90% della merce, è impossibile pensare di ridurre l’uso dei carburanti» osserva la segretaria generale di Fai Brescia e Lombardia Orientale, Giuseppina Mussetola.

Una posizione condivisa anche dal presidente della categoria Trasporti di Confartigianato Andrea Saini, secondo cui «Nel trasporto terrestre nazionale la gomma resta largamente prevalente e secondo Istat nel 2024 oltre il 90% delle merci si è mosso su strada (il resto su ferrovia). A Brescia non c’è un dato ufficiale preciso ma il peso del settore è evidente, anche per la forte caratterizzazione manifatturiera dell’industria». Con queste premesse pare logico pensare sia determinante l’intervento del governo.

Lo scenario

«Abbiamo iniziato a chiedere sostegno il giorno seguente lo scoppio della guerra – spiega Mussetola -. Il primo decreto ministeriale sui carburanti è del 18 marzo e in quello abbiamo condiviso la riduzione delle accise del 20% per tutti i veicoli. Ma per ora sono stati stanziati solo 100 milioni e così noi, come autotrasportatori professionali, abbiamo ottenuto la misera possibilità di recuperare altri 5 centesimi al litro con il credito d’imposta.

I problemi oggi sono acuti e gli aiutini non bastano. A fronte di una quota d’imprese che si è vista riconoscere un aumento nei pagamenti dal committente, in conto carburante, ce n’è un’altra consistente che non ha ancora ottenuto nulla e rischia di dover fermare i camion, considerato che se prima della guerra il costo del gasolio incideva nei bilanci per il 30%, oggi è arrivato al 40%. A questo vanno aggiunti l’aumento a inizio anno del costo delle autostrade e le fatture sempre più care dei meccanici per le manutenzioni dei veicoli».

«Lo sconto introdotto dal governo vale per tutti alla pompa ma per noi autotrasportatori è una partita a somma zero – rincara la dose Saini -. Normalmente le imprese del trasporto possono recuperare una parte delle accise sul gasolio attraverso crediti d’imposta, ma nel momento in cui lo Stato riduce le accise per tutti, si riduce automaticamente anche la quota che possiamo recuperare noi. La proroga del taglio delle accise è solo un segnale. Si tratta di un contenimento parziale di costi che restano comunque insostenibili. Il rischio? La riduzione dell’offerta di trasporto, con effetti a catena su tutto. L’autotrasporto è il sistema circolatorio dell’economia: se va in difficoltà la gomma, va in crisi tutto il Paese».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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