Birre da premio. È il caso di dirlo per Birra La Dama, birrificio artigianale con sede a Bedizzole. Un trionfo internazionale: sette birre presentate, tre medaglie d’oro e due medaglie d’argento conquistate al Concours International de Lyon, uno dei palcoscenici più autorevoli della scena mondiale di riferimento.
A raccontare questo momento magico per l’azienda bresciana è Fabio Pasinetti, titolare con la moglie Gemma Cruciani, una laurea in Scienze e tecnologie alimentari ed un percorso professionale da ispettore bio; a completare il team sono Roberto Cormaci e il birraio Antonio Tabarelli.
«Il primo segnale forte - spiega - è arrivato a febbraio, quando La Fumarola, Rauch Ale dal profilo affumicato, ha conquistato una medaglia d’argento nell’ambito del concorso Birra dell’Anno, confermandosi tra le migliori interpretazioni italiane della categoria. È però nel mese di marzo che abbiamo compiuto il definitivo salto di scala. Al Concours International de Lyon 2026, competizione che ha visto sfidarsi oltre 1.500 birre provenienti da 58 Paesi, il nostro birrificio ha firmato una performance di assoluto rilievo: sette birre in gara, di cui ben 5 sono salite sul podio».
Rigore produttivo e stili diversi
E non si tratta solo di un risultato statistico, ma di numeri che «raccontano una visione», come sottolinea Pasinetti: Birra La Dama si distingue infatti per rigore produttivo, coerenza stilistica e capacità di spaziare tra stili diversi (dalle affumicate alle stout, fino alle birre con ingredienti speciali).
La realizzazione della Tap Room (sala di degustazione) all’interno del birrificio, poi, ha permesso di sviluppare anche attività parallele quali eventi e divulgazione della cultura birraria, formazione e consulenza brassicola, degustazioni e visite guidate.
La storia: dal 2019 a Bedizzole
I prestigiosi riconoscimenti giungono a coronamento di un storia di amicizia, sperimentazione e passione, nata a Roma nel 2012 e che, dopo anni di crescita, ha portato al passo decisivo nel 2019, con il trasferimento a Bedizzole e l’apertura di un birrificio produttivo vero e proprio. «Il progetto - riferisce Gemma Cruciani - ha preso forma come beer firm nella capitale, dove erano alcuni soci fondatori, grazie alla sperimentazione domestica. Il tutto è partito con 5 referenze per arrivare a 15.
Queste cinque birre da 33 cl sono quelle che adesso noi chiamiamo premium ed hanno etichette che sembrano quadri». Tappe che hanno segnato l’evoluzione verso una realtà strutturata, mantenendo però intatta l’anima originaria: a tutt’oggi il filo conduttore di Birra La Dama resta quello del «viaggio», percorso umano e continua ricerca brassicola.



