Economia

Beretta Holding rilancia su Ruger con un’opa parziale da 130 milioni

L’obiettivo è salire al 30%. L’offerta condizionata al via libera del Cda della società d’armi Usa
La sede di Beretta a Gardone Valtrompia © www.giornaledibrescia.it
La sede di Beretta a Gardone Valtrompia © www.giornaledibrescia.it
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Beretta Holding accelera con determinazione sul dossier Ruger e mette sul tavolo un’offerta pubblica di acquisto parziale in contante e a premio per lo storico produttore statunitense di armi con sede a Southport. Il gruppo guidato dal presidente e amministratore delegato Pietro Gussalli Beretta, ha inviato al consiglio di amministrazione della società Usa una lettera formale in cui delinea i contorni dell’operazione: acquisire fino al 20,05% delle azioni in circolazione non ancora detenute, a un prezzo di 44,80 dollari per azione interamente in cash.

Beretta arriverebbe così a detenere il 30% delle azioni di Ruger.

L’offerta incorpora un premio rilevante: circa il 20% rispetto al prezzo medio ponderato degli ultimi 60 giorni e il 10% rispetto alla chiusura di martedì a Wall Street. Numeri che, su una capitalizzazione di Sturm Ruger & Company attorno ai 650 milioni di dollari, implicano un esborso superiore ai 130 milioni per incrementare una partecipazione già significativa. Lo scorso ottobre Beretta Holding era diventata primo azionista con il 9,95% del capitale, avviando da allora un percorso di avvicinamento strategico.

Wall Street ha accolto la mossa di Pietro Gussalli Beretta con entusiasmo, nel tardo pomeriggio il titolo segnava un rialzo del 7% a 43.51 dollari.

L'operazione è stata accolta con favore a Wall Street
L'operazione è stata accolta con favore a Wall Street

Il nodo governance

L’offerta è però subordinata a una condizione chiave: l’esenzione della cosiddetta «poison pill» adottata dal cda Ruger il 14 ottobre 2025 il piano di diritti degli azionisti per ostacolare (e rendere più costose) eventuali scalate ostili. Per Beretta la soglia del 30% non equivale a un controllo di fatto, ma sarebbe funzionale a consolidare una partnership industriale di lungo periodo.

Beretta Holding rivendica un approccio trasparente e orientato al mercato: «Gli azionisti – si legge nella lettera inviata al Cda di Ruger – meritano di determinare se vogliono collaborare con un investitore strategico altamente allineato e a lungo termine con una profonda esperienza nel settore, o mantenere lo status quo sotto un Consiglio i cui membri possiedono collettivamente meno dell'1% delle azioni in circolazione della società e il cui mandato ha coinciso con un significativo deterioramento del valore».

La lettera al board si inserisce in un confronto acceso che dura da mesi tra le due società. Ad inizio marzo Ruger aveva accusato Beretta di voler ottenere il controllo attraverso «acquisti di azioni a sconto e diritti di governance eccessivi», mentre il gruppo italiano aveva ribadito la natura collaborativa dell’iniziativa. Sullo sfondo la decisione della società americana di procedere a un parziale rinnovo del Cda come fatto compiuto, irrigidendo ulteriormente il dialogo. Quindi la decisione di Beretta Holding di presentare una lista di minoranza composta da candidati esperti in vista dell’assemblea per il rinnovo del cda.

La strategia

Sul piano industriale, l’operazione punta a costruire sinergie più che a integrare business sovrapposti. Beretta Holding spiega nella lettera di non essere un concorrente diretto nel mercato statunitense: la maggior parte delle vendite locali riguarda fucili, munizioni e ottiche, mentre pistole e carabine rappresentano una quota più limitata e con posizionamenti differenti rispetto all’offerta Ruger.

Facile comprendere la strategia che muove Pietro Gussalli Beretta: una complementarità di business che potrebbe tradursi in miglioramenti operativi e finanziari per le due società.

Pietro Gussalli Beretta © www.giornaledibrescia.it
Pietro Gussalli Beretta © www.giornaledibrescia.it

Il confronto resta aperto

Beretta dichiara di voler proseguire in un dialogo «costruttivo e in buona fede» con il consiglio di amministrazione di Ruger, ma al tempo stesso alza la pressione con una proposta concreta e valorizzante. L’eventuale Opa parziale non è ancora stata formalmente avviata e, come previsto dalla normativa statunitense, richiederà il deposito dei documenti presso la Sec, così come una raccomandazione ufficiale da parte di Ruger

In gioco non c’è solo una partecipazione azionaria, ma un possibile riassetto degli equilibri nel settore armiero. E, soprattutto, il ruolo sempre più internazionale di un gruppo nato a Gardone Valtrompia 500 anni fa e attivo da 50 anni negli Stati Uniti dove è presente con ben nove società e oltre 700 dipendenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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