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Beretta Holding sfida Ruger a Wall Street per quattro posti nel Cda

Gussalli Beretta: «Nessuna collaborazione. Presentiamo la lista, andremo alla conta in assemblea»
Il toro: icona della Borsa di NY - © www.giornaledibrescia.it
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In gergo finanziario si chiama «proxy fight», una battaglia per le deleghe per i voti in assemblea. Ma dietro l’anglicismo, che sa di Wall Street, di avvocati e consulenti finanziari, c’è una sfida molto concreta: quella lanciata da Beretta Holding alla quotata statunitense Sturm, Ruger & Co.: ovvero eleggere quattro consiglieri di minoranza nell’assemblea che il prossimo 29 maggio sarà chiamata a rinnovare (o confermare) il cda.

Beretta Holding, ricordiamo, lo scorso ottobre è diventata primo azionista dello storico produttore d’armi con sede a Southport, Connecticut, col 9,95% del capitale.

Obiettivi

«Abbiamo investito in Ruger perché intravediamo grosse opportunità sinergiche - dichiara il presidente Pietro Gussalli Beretta -. Obiettivo dell’investimento è stato, fin dall’inizio, avviare una collaborazione, una partnership strategica e industriale per fare crescere il valore della società».

La decisione di passare all’attacco arriva dopo la mossa della società americana: un piano di diritti degli azionisti, la cosiddetta «poison pill», studiato per ostacolare scalate ostili, rendendo più difficile acquistare azioni oltre una soglia critica. Ma soprattutto pesa il fatto che nei giorni scorsi Ruger ha annunciato un parziale rinnovamento del cda come un fatto compiuto. «Come principale azionista ci saremmo aspettati di avere un dialogo significativo prima di tale annuncio – dichiara Gussalli Beretta -. Siamo stupiti del fatto che i manager nominati non abbiano importanti esperienze in società quotate o finanziarie americane e che difficilmente potrebbero risolvere alla base la prolungata sotto-performance di Ruger. Il rinnovamento annunciato è solo cosmetico, strutturato per proteggere più gli interessi dei consiglieri in carica che quelli delle società e di tutti gli azionisti. Non riuscirà a produrre quel cambiamento necessario per creare valore a lungo termine».

La lista

Beretta Holding ha quindi presentato la sua lista di minoranza indicando quattro nomi «di peso», su nove. Una minoranza robusta, capace però di orientare le scelte strategiche. I candidati sono nomi pesanti: William Franklin Detwiler, esperto investment manager e avvocato d'affari, managing partner di Fernbrook Capital Management; Mark DeYoung, dirigente autorevole nel settore delle armi da fuoco e dell'outdoor ed ex Ceo di Vista Outdoor; Frederick DiSanto, specialista nella gestione di investimenti, con una profonda competenza in allocazione del capitale, finanza aziendale, M&A e numero uno di Ancora Holdings; infine Michael Christodolou, esperto di mercati finanziari e dei capitali, nonché amministratore di società quotate e fondatore di Inwood Capital Management.

Nelle prossime settimane Beretta Holding incontrerà gli investitori istituzionali negli Usa per convincerli della bontà del suo piano e far eleggere i propri candidati.

Sullo sfondo ci sono le performance deboli registrate da Ruger, che negli ultimi anni è rimasta costantemente indietro rispetto ai concorrenti del settore delle armi da fuoco, generando rendimenti negativi per gli azionisti. In particolare, l'utile netto è diminuito di oltre il 90% rispetto al suo picco e si trova ora al livello più basso del decennio. Negli ultimi tre anni, le azioni di Ruger hanno registrato una performance nettamente inferiore rispetto ai concorrenti e ai benchmark di riferimento: -57% rispetto al concorrente quotato, Smith & Wesson Brands, Inc.; -81% rispetto all’indice di riferimento delle medie quotate negli Usa, Russel 2000.

Le difficoltà di Ruger sono la ragione della discesa in campo del gruppo nato a Gardone Valtrompia, che possiede capacità industriali uniche nel settore, essendo presente in tutti i grandi mercati europei ma anche negli Stati Uniti, dove realizza il 40% del suo fatturato.

Beretta Holding si presenta agli azionisti Ruger con il vento in poppa. Fondata nel 1526, è il più antico gruppo del mondo nel suo settore ed oggi controlla oltre 50 società nel mondo. Nel 2022 ha rilevato la svizzera Ruag Ammotec, entrando con forza nel segmento munizioni. Nel 2024 i ricavi hanno sfiorato 1,7 miliardi di euro, in forte crescita, con un Ebitda di 253 milioni. Per il gruppo il mercato nordamericano vale il 40% dei ricavi, quello europeo circa il 50%. Una crescita alimentata sia dal mercato delle Difesa che dal mercato civile e sportivo, che vale ancora circa due terzi del fatturato.

Gli Usa, terra promessa

Il marchio Beretta è presente negli Usa da decenni con quattro stabilimenti già attivi, un quinto in costruzione in Ohio. Ed è in questo mercato che si gioca la partita più grande, dove Ruger compete con Smith & Wesson e con tutti i marchi globali. Il presidente Pietro Gussalli Beretta, quindicesima generazione della dinastia, non nasconde l’ambizione.

«Tutto è molto trasparente. Se necessario andremo alla conta finale in assemblea: l’obiettivo è rinnovare per portare valore per la società e gli azionisti», dichiara. E ancora: «In tutte le discussioni non ho mai parlato di take-over, ma sempre di collaborazione, di partnership e di strategie industriali. siamo originari della Valtrompia, facciamo con prudenza un passo dopo l’altro lentamente, ma senza tornare indietro». Parole misurate, che però lasciano intravedere una dottrina antica: avanzare senza fare rumore, consolidare senza strappi. Ruger, dal canto suo, ha fatto sapere di essere disponibile al dialogo. ma nei duelli societari il dialogo è spesso solo un intervallo tra due raffiche. nei prossimi mesi i primi verdetti.

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