Bcc bresciane, un baluardo contro la desertificazione bancaria

Quello della desertificazione bancaria, ovvero la lenta e costante chiusura di sportelli bancari sul territorio, è un fenomeno noto e parallelo a ciò che sta succedendo anche ad altri servizi ed esercizi commerciali. Se lo si guarda confrontando i dati, gli ultimi dieci anni evidenziano un trend impressionante.
Dal 2025 ad oggi a Brescia e provincia gli sportelli sono diminuiti di 282 unità (-31,5%). I comuni privi di filiale sono saliti a 39 (+19%). Tra questi ci sono anche paesi con un numero di abitanti importante: è il caso di San Felice del Benaco (3.465 abitanti), Ome (3.152), ma anche Serle (3.060), Polpenazze (2.705) e Muscoline (2.680), senza dimenticare Berzo Inferiore, Brandico, Milzano, Acquafredda e Pezzaze.
Le Bcc
In questo quadro, le banche di credito cooperativo registrano una riduzione di sportelli molto più contenuta (-6,6% contro -40,1% del resto del sistema bancario). In oltre il 21% dei comuni bresciani oggi sono l’unico presidio esistente. Uno sportello non è solo un centro erogatore di servizi, ma anche un punto di relazione e socialità per una comunità. La formula imprenditoriale delle Bcc è basata sul rapporto diretto e personale con famiglie e imprese. I dati risultano quindi coerenti con la loro vocazione territoriale ed il modo differente di operare.
Alla base del processo di forte riduzione degli sportelli c’è un’innegabile ridefinizione del modello di business delle banche, a seguito anche dell’avanzare dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è il recupero di efficienza gestionale. Il parametro guida per la valutazione è il cost income.
La mission
Una Bcc deve certamente perseguire una sana e prudente gestione, ma non massimizzare il dividendo verso gli azionisti, dato che non ha finalità speculativa e non distribuisce utili. L’articolo 2 dello statuto individua l’impegnativa mission di promuovere bene comune, coesione sociale e crescita sostenibile delle comunità.
A seguito della riforma e della costituzione dei gruppi bancari cooperativi, le Bcc sono soggette alla diretta vigilanza della Banca Centrale Europea e sottoposte alla stessa normativa del resto del sistema bancario, che pure ha finalità diverse.
Grazie anche al buon andamento dei conti economici, in questi anni le banche di credito cooperativo hanno mantenuto la propria rete degli sportelli, svolgendo un’insostituibile funzione sociale in tantissimi comuni in cui sono rimasti gli unici istituti presenti.
I rischi per il futuro
Tutto ciò però è a rischio, senza un riconoscimento sostanziale da parte dell’Autorità di Vigilanza del principio di proporzionalità, che stabilisca regole specifiche per soggetti che hanno finalità diverse rispetto alle altre banche, in applicazione diretta dell’eguaglianza sostanziale indicata nel secondo comma dell’art. 3 della Carta Costituzionale.
Non si può confrontare direttamente il cost income di una banca Spa con quello di una Bcc, senza rettificare ciò che di diverso quest’ultima fa nei territori a favore di famiglie, pmi, comunità locale. Sono attività non certamente nelle corde di istituti che legittimamente perseguono un altro obiettivo, la massimizzazione del profitto.
Nel tempo non sarà certamente facile resistere ad una rigida, standardizzata e asettica applicazione delle regole di efficienza che spinge la banca di credito cooperativo ad uniformarsi al trend in atto di riduzione degli sportelli, a questo punto traslato in avanti solo di qualche anno. Quella dell’adozione di una normativa proporzionale risulta quindi una battaglia centrale per preservare l’identità delle banche di credito cooperativo, a tutela delle comunità locali, soprattutto periferiche.
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