Avviamenti in tenuta nel 2025: cresce il lavoro indeterminato

Nell’analisi dei dati dell’Osservatorio Mercato del Lavoro della Provincia di Brescia, che confrontano i dati del 2025 con quelli dell’anno precedente, si ripropongono una serie di regolarità che, ormai, possono essere considerate strutturali nel mercato del lavoro bresciano: la terziarizzazione degli avviamenti al lavoro e l’elevato impiego del lavoro a termine.
L’accesso al mercato del lavoro continua nel segno della precarizzazione poiché, nel complesso, solo un avviamento al lavoro su cinque, nel 2025, si definisce con contratti di lavoro «permanenti», ossia a tempo indeterminato o in apprendistato.
Ma, nel corso dell’anno, si definiscono quasi 25mila trasformazioni da contratti «flessibili» verso contratti «permanenti» e la riduzione delle pratiche di avviamento al lavoro, nel confronto tra il 2025 e il 2024, non interessa i contratti a tempo indeterminato, che, invece, aumentano di 1.157 pratiche (+3,4%). Nel complesso, gli avviamenti al lavoro con modalità «permanenti» aumentano di 778 unità, mentre quelli con tipologie contrattuali «flessibili» si riducono di 2.335. Un piccolo segnale, ma comunque positivo.
Nel 2025 le pratiche di avviamento al lavoro sono state 217.446, in leggera flessione rispetto al valore registrato nel 2024, con un calo di 1.405 pratiche, pari al -0,6%. Nel confronto tra le due annualità, si riduce sia il numero di cessazioni, 217.585 (-3.084, -3,1%), che quello delle proroghe, 127.984 (-4.326, pari al -3,3%). Nel corso dell’anno 2025, si segnala una modesta riduzione delle trasformazioni dei contratti di lavoro a tempo indeterminato, che sono comunque state 24.614 (-783, 3,1%).
La riduzione del numero degli avviamenti interessa esclusivamente le donne (-3.174, -3,3%), mentre le pratiche di accesso al lavoro aumentano per i maschi (+1769, pari al +1,4%), ampliando di un punto percentuale il già elevato gap di genere, che, nel 2025, vede solo il 42,7% delle pratiche riferite a femmine, a fronte del 55,3% dei maschi.
Gli extracomunitari sono il 36% degli avviamenti
La riduzione degli avviamenti al lavoro interessa esclusivamente i lavoratori di cittadinanza italiana (-3.754, pari al -2,9%) e comunitaria (-322, -2,6%) mentre aumentano le pratiche di avviamento di cittadini extracomunitari (+2.671, pari al +3,5%). Dinamiche che, progressivamente, modificano la composizione degli avviamenti al lavoro per nazionalità, i quali, nel 2025, vedono gli italiani scendere sotto la soglia del 60% (58,4%), a fronte di un 41,6% di cittadini non italiani, dei quali gli extracomunitari rappresentano il 36%, oltre un terzo del totale degli avviamenti al lavoro.

L’analisi dei dati settoriali evidenzia come la riduzione degli avviamenti al lavoro, nel confronto tra il 2025 e il 2024, si concentri nelle attività del «Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli» (-1.471 avviamenti al lavoro, pari al -6,9%) e nell’«Industria manifatturiera», con un saldo negativo di 1.194 pratiche, pari al -2,6%. In riduzione nel confronto tra le due annualità anche le pratiche di avviamento al lavoro nell’«Istruzione» (-962, -4,4%), nelle «Attività professionali, scientifiche e tecniche» (-435, -9%) e nei «Servizi di informazione e comunicazione» (-277, -14,4%). Per contro, un incremento si registra per le attività delle «Costruzioni» (+1.514, +7,6), «Alloggio ristorazione» (+964, +2,6%), nei «Trasporti e magazzinaggio» (+558, +6%) e nelle attività dell’«Agricoltura» (+309, +2,3%).
La tipologia dei contratti
La riduzione del numero delle pratiche di avviamento al lavoro interessa, in eguale misura, quelle a tempo pieno e quelle definite a tempo parziale, lasciando sostanzialmente inalterato il rapporto tra le due modalità che, tra le 198 mila pratiche definite nel contratto, vede il 67,9% da tempo pieno (134.634) e il 32,1% a tempo parziale (63.741).
Guardando alle tipologie contrattuali, la riduzione delle pratiche, nel confronto tra il 2025 e il 2024, non interessa i contratti a tempo indeterminato e di lavoro intermittente, che aumentano rispettivamente di 1.157 pratiche (+3,4%) e di 647 avviamenti (+3,9%), mentre si registra una riduzione sensibile degli avviamenti in somministrazione (-1.913, -6,3%).
Andamento nei territori della provincia di Brescia
Nell’analisi territoriale si segnala un aumento degli avviamenti al lavoro nel 2025 rispetto al 2024, in controtendenza con l’andamento medio provinciale, nei comuni del Cpi di Sarezzo (+370 pratiche, +3,6,%), del Cpi di Iseo-Palazzolo (+952, +3,2%) e del Cpi di Breno (+272, pari al +2,5%), mentre vi è sostanziale parità nei comuni del Cpi di Salò (+84 pratiche, +0,4%).
Netta la riduzione degli avviamenti al lavoro nei comuni del Cpi di Desenzano del Garda (-760, -2,5%) e del Cpi di Brescia (-1.917, - 2,4%), minore è la flessione nei comuni del Cpi di Leno (-247, -1,6%) e del Cpi di Orzinuovi (-261, -1,5%). I numeri bresciani restano importanti, se consideriamo che sono state attivate oltre 217 mila pratiche in una provincia che conta 464 mila occupati alle dipendenze. Una grande mobilità del lavoro in un contesto di livelli occupazionali elevati.
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