Economia

Automotive, mancano i tecnici: introvabili oltre 7 specialisti su 10

La filiera dell’aftermarket vale 31,2 miliardi e 407mila occupati, ma due imprese su tre faticano a trovare personale qualificato
Il 55,2% delle imprese fatica a trovare tecnici competenti
Il 55,2% delle imprese fatica a trovare tecnici competenti

La filiera italiana dell'aftermarket automotive, che comprende produzione di ricambi, distribuzione e autoriparazione, genera 31,2 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa circa 407mila lavoratori, ma deve fare i conti con una forte carenza di personale qualificato. Secondo un’elaborazione del Centro Studi Conflavoro su dati Tagliacarne ed Excelsior, due imprese su tre incontrano difficoltà nel trovare le figure professionali necessarie e per il 36,8% degli operatori questo divario rappresenta già un freno alla crescita.

Difficoltà di reperimento

La difficoltà di reperimento raggiunge il 55,2% nella meccatronica, contro il 44,1% della media nazionale, mentre per le figure specializzate dell’autoriparazione, tra meccanici, montatori e riparatori, supera il 70%. Anche sul fronte della formazione il gap è significativo: i diplomati Its Academy risultano introvabili nel 57,3% dei casi. In questo scenario Conflavoro ha nominato Marcus Coluzzi presidente nazionale della sezione Automotive, su scelta del presidente Roberto Capobianco, con l’obiettivo di rafforzare il confronto con le imprese e collegare maggiormente formazione e fabbisogni professionali.

«L’automotive è un pilastro dell'economia reale, ma la sua tenuta dipende sempre più dalla capacità di trovare le competenze giuste. Non è la difficoltà di un singolo territorio, ma una sfida nazionale, che si affronta solo mettendo intorno allo stesso tavolo imprese, scuole e istituzioni», ha dichiarato Capobianco. Per il vicepresidente Giuseppe Pullara, «collegare la formazione ai bisogni reali delle imprese è la strada per trasformare la carenza di competenze in una concreta opportunità di crescita».

Coluzzi ha indicato tra le priorità incontri periodici con le imprese, tavoli tecnici sui fabbisogni professionali, collaborazioni con le aziende e progetti nelle scuole per avvicinare i giovani ai mestieri dell’automotive. «Solo così possiamo colmare il divario tra ciò che le officine cercano e le competenze disponibili sul mercato», ha sottolineato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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