Economia

Assegno di inclusione, il Patronato Acli: «Una misura a due facce»

Il direttore provinciale Fabio Raggi spiega le modifiche introdotte: chi guadagna e chi rischia di rimetterci
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Il Patronato aiuta a sbrigare le pratiche
Il Patronato aiuta a sbrigare le pratiche

Una misura a due facce, anche dopo la spolverata di novità. Così pare definire il nuovo Assegno di inclusione il direttore provinciale del Patronato Acli Fabio Raggi. Perché se i nuovi calcoli incidono positivamente sul futuro importo mensile, il 2026 porta con sé anche delle perdite nelle tasche degli italiani. «La legge 199/2025 non prevede più il mese di sospensione – spiega Raggi –. Se fino all’anno scorso nel momento in cui veniva presentata la richiesta di rinnovo era prevista quella mensilità, da quest’anno non c’è più. Il primo mese verrà così pagato nella misura del 50% dell’importo spettante al nucleo familiare. Sembra una novità positiva ma non è come sembra e bisogna interrogarsi. Fino al 2025 in quel mese di sospensione era previsto un contributo straordinario che poteva arrivare fino a 500 euro. In sostanza si guadagnava un ulteriore mese, che quest’anno viene perso».

Le altre novità

Le altre due novità sono l’aumento della franchigia di esclusione sulla casa e la maggiorazione della scala di equivalenza per nuclei con almeno due figli. «Entrambe incidono sull’importo della quota integrativa del reddito prevista dall’Assegno di inclusione. Per quanto riguarda la scala di equivalenza, questa aumenterà dallo 0,10% allo 0,55%, dovrebbe essere una miglioria».

Secondo le stime elaborate e comunicate dal governo si passerà da un assegno medio di 615 a 755 euro. Ma Raggi chiarisce: «Stiamo parlando dell’incremento massimo, ma l’Assegno di inclusione è uno strumento cucito su misura su ogni nucleo familiare e in questo range ci sono tante sfumature. Lo sappiamo bene perché dal nostro osservatorio privilegiato stimiamo che queste novità dovrebbero interessare, per quanto riguarda gli utenti che si rivolgono al nostro Patronato e che non esauriscono l’intero panorama di Brescia e provincia, circa 1200 famiglie. E non sono tutte uguali».

Insomma, per un 13esimo contributo straordinario perso c’è un aumento mensile spalmato sui 12 mesi. Due pesi che potrebbero riequilibrare la bilancia riconsiderando al ribasso i vantaggi delle novità contenute nel nuovo strumento di inclusione. «È sicuramente positivo che si intervenga sul calcolo dell’Assegno portando benefici alle famiglie. Bisogna capire se quell’aumento sia in linea con l’aumento del costo della vita». Anche perché nell’ultimo triennio la platea degli aventi diritto è stata già rivoluzionata. «Da tre anni diciamo che mettendo paletti più stringenti, l’Assegno ha ristretto la platea rispetto al reddito di cittadinanza», chiosa Raggi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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