Antonio Gozzi: «L’Europa ricalibri le politiche del Green Deal»

Per il presidente di Duferco e di Federacciai export e diversificazione sono i punti di forza dell’industria bresciana: «Deve però tifare per la ripresa della Germania»
Antonio Gozzi - © www.giornaledibrescia.it
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Il suicidio perfetto. Per descrivere il comportamento dell’Europa dal punto di vista industriale Antonio Gozzi, presidente del gruppo siderurgico Duferco nonché numero di Federacciaio, sceglie un’immagine forte, «perché le scelte fatte negli ultimi anni sono state folli, il tutto a fronte di una totale mancanza di autocritica da parte delle istituzioni».

Nel mirino dell’imprenditore c’è in primis la politica di decarbonizzazzione, e quindi il Green Deal, dell’Ue: «Sia chiaro che si tratta di un obiettivo fondamentale e che non deve essere messo in discussione - precisa -.Ciò che non convincono sono però le decisioni estremistiche e ideologiche sui tempi e i modi per abbattare la CO2».

Innanzitutto «ilGreen Deal è stato il più grande affare degli ultimi 50 anni per la Cina dato che litio, batterie elettriche, turbine per gli impianto eolici e pannelli solari vengono tutti da lì - chiosa -. Inoltre con il sistema delle quote di CO2 c’è il rischio al 2030 di chiusura di interi settori strategici, quali per esempio quello dell’acciaio da altoforno» che con 90 milioni di tonnellate di acciaio nel 2023 copre gran parte della produzione continentale da 150 milioni di t (21 milioni l’Italia). Il presidente di Federacciai rimarca poi anche il mancato inserimento del rottame, «principale strumento di economia circolare», tra le materie strategiche, evidenziando inoltre come in definitiva manchi una «politica industriale europea».

E con la nuova Commissione von der Leyen gli scenari non paiono più rosei: «Nel suo discorso programmatico non abbiamo notato la volontà di ricalibrare il Green Deal - conferma -, e lo spettro di Timmermans (il politico dei Verdi principale fautore del piano ndr) aleggia ancora nei corridoi di Bruxelles». Se a questi problemi si aggiungono le politiche antinflazionistiche, con conseguente aumento dei tassi, e le due guerre alle porte dell’Europa, lo scenario per l’industria europea è tetro.

«C’è però spazio per l’ottimismo - annuncia Gozzi -, soprattutto se i conflitti troveranno una soluzione, anche temporanea, se i tassi scenderanno - l’annuncio della Fed va in questo senso - e se l’Europa saprà fare autocritica».

Brescia

Un capitolo a parte lo riserva a Brescia, realtà che conosce molto bene dato che a San Zeno ha sede Duferco travi e profilati (761 dipendenti e 770 milioni di euro di fatturato), parte del gruppo multinazionale presieduto da Gozzi.

«In questo territorio c’è una forza strutturale dell’industria dovuta principalmente alla capacità di diversificazione delle attività, dal siderurgico alla meccanica, dal farmaceutico all’agroalimentare - sottolinea -. Oltre a ciò l’export dà al sistema un vantaggio competitivo puro. Certo preoccupa la flessione della Germania: bisogna fare il tifo affinché questo Paese, che sconta la politica delle mega esportazioni in Cina e del gas a poco prezzo dalla Russia, riprenda la sua corsa, altrimenti anche ilBresciano risentirà pesantemente degli effetti negativi».

La chiusura invece la riserva al Piano Transizione 5.0, «con la digitalizzazione e la sostenibilità che devono essere declinate dalla pratica: se escludi gli energivori dai finanziamenti, come si può pensare di progredire?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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