Il modello nato a Brescia per abbattere l’uso di antibiotici negli allevamenti diventa un sistema globale di sanità animale e sicurezza alimentare. Si chiama ClassyFarm ed è stato sviluppato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, oggi utilizzato dal 98% degli allevamenti italiani. Ora la Fao lo ha scelto come piattaforma di riferimento internazionale nella lotta all’antimicrobico resistenza.
Secondo le stime internazionali, oltre il 70% degli antimicrobici venduti nel mondo viene utilizzato negli animali destinati alla produzione alimentare. Il tema è di grande attualità anche nella sanità: senza un’inversione di rotta, entro il 2050 l’antibiotico-resistenza potrebbe diventare la principale causa di morte, superando tumori e malattie cardiovascolari.

Il ruolo della Fao
Al centro della strategia Fao c’è ClassyFarm, il sistema finanziato dal Ministero della Salute e sviluppato nella sede bresciana dell’istituto zooprofilattico. Il modello è stato inserito nel progetto globale RenoFarm – Reduce the Need for Antimicrobials for Sustainable System Transformation – lanciato nel 2024 da Fao con orizzonte decennale e l’obiettivo di accompagnare i Paesi nella riduzione strutturale e sostenibile dell’utilizzo di antimicrobici nell’agroalimentare.
La prima missione internazionale del progetto si è svolta nell’Ovest della Cina, a Chongqing, dove il direttore generale Giorgio Varisco e il direttore sanitario Giovanni Loris Alborali hanno presentato il modello «made in Brescia» a istituzioni, università e rappresentanti delle principali organizzazioni agricole cinesi. Un passaggio che segna il salto di scala di un’esperienza partita da Brescia e Lombardia e destinata ora a diffondersi in Asia, nei Paesi dell’Unione Europea e nell’Europa extra Ue.
«La lotta all’antimicrobico resistenza è una delle più grandi sfide del nostro tempo – spiega Varisco –. È un problema sanitario silenzioso, ma già oggi provoca danni enormi. ClassyFarm mette insieme 4 elementi: consumo di farmaci, biosicurezza, benessere animale e livello di antibiotico-resistenza. Animali che stanno meglio si ammalano meno e quindi hanno bisogno di meno farmaci».
La scienza applicata alla misurazione dei parametri
La forza del modello bresciano sta nella capacità di misurare in modo scientifico questi parametri e trasformarli in strumenti gestionali per le aziende. «È un metodo che misura questi fattori e, misurandoli, permette di controllarli e ridurli – aggiunge il direttore sanitario Alborali –. Inoltre fornisce indicazioni concrete su cosa migliorare. L’allevatore può confrontare la propria situazione con quella di altre aziende e capire dove intervenire per diminuire l’uso di antibiotici».

Dal 2019 ClassyFarm è diventato ufficialmente il sistema del Ministero della Salute per classificare gli allevamenti italiani. I risultati ottenuti, soprattutto nelle filiere più avanzate, sono rilevanti. Nel comparto avicolo – tacchini e galline – la riduzione degli antibiotici ha superato il 90%, mentre nella filiera suinicola il calo ha oltrepassato il 60%. Un cambiamento che ha portato alla nascita di allevamenti «antibiotic free».
Brescia laboratorio mondiale
Brescia e la Lombardia sono state uno dei principali laboratori di questa trasformazione. Il modello viene utilizzato in numerosi allevamenti bovini e suinicoli del territorio e ha contribuito ad aumentare i livelli di biosicurezza e benessere animale, con effetti diretti anche sull’ambiente: la diminuzione dell’uso di farmaci riduce la presenza di residui antibiotici nei reflui e quindi nell’ecosistema.
La missione cinese aveva però anche un obiettivo più ampio: costruire relazioni scientifiche e commerciali con uno dei mercati strategici per l’agroalimentare mondiale. A Chongqing la delegazione bresciana ha partecipato all’incontro annuale del progetto Renofarm, mentre nella regione del Sichuan ha avviato contatti con il Dipartimento dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, una delle aree agricole più importanti del Paese.
«Ci hanno proposto di sviluppare il modello ClassyFarm in una filiera sperimentale dedicata al suino nero locale», racconta Varisco. Un progetto pilota che potrebbe diventare il primo banco di prova del sistema italiano in Cina e che la Fao guarda con interesse come possibile modello replicabile.
La missione ha toccato anche il mondo accademico. Con la Sichuan Agricultural University è stato firmato un memorandum of understanding per avviare attività scientifiche, programmi di formazione e scambi di ricercatori. «Siamo rimasti colpiti dal loro desiderio di collaborazione scientifica», sottolinea Varisco.
Rafforzare la credibilità del made in Italy
Il viaggio si è poi spostato a Pechino, dove la delegazione dell’istituto ha incontrato la China Meat Association e l’ambasciata italiana quindi i responsabili dell’Ice. Un passaggio che apre anche prospettive economiche. «In Cina esistono ancora pregiudizi verso alcuni prodotti italiani, come il prosciutto di Parma o il San Daniele, legati al tema della peste suina africana – osserva Varisco –. Mostrare un sistema scientifico di controllo come ClassyFarm significa aumentare la credibilità internazionale delle nostre produzioni».

Durante gli incontri con la China Meat Association, i tecnici cinesi hanno voluto analizzare direttamente il funzionamento della piattaforma italiana, verificando i cruscotti digitali dedicati al consumo dei farmaci, ai parametri sanitari e alle strategie di riduzione degli antibiotici. Un interesse che, secondo l’ambasciata italiana, potrebbe trasformarsi in una collaborazione istituzionale stabile sotto l’egida della Fao.




