«L'Italia ha un terreno fragile: ha pagato, più di tutti gli altri Paesi europei messi insieme il prezzo dell'incuria e del degrado. Eppure un euro speso in prevenzione può farne risparmiare quattro nel riparare i danni subiti. È quindi prioritario intervenire con un grande piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture».
Buia si sofferma poi su una delle misure cardine del Dl Rilancio: «La proroga almeno triennale del Superbonus 110% rappresenta un elemento centrale della riforma del sistema fiscale orientata alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ma la vera conquista - ha evidenziato - sarebbe assicurare a questo strumento una durata di medio lungo periodo. D'altronde, la misura è stata riconosciuta come un'eccellenza a livello europeo, anche per raggiungere gli obiettivi fissati dal Green Deal. Ma non possiamo continuare a promuovere incentivi a tempo. Che poi magari si prorogano di anno in anno. Occorre una politica strutturale che favorisca la riqualificazione urbana, l'economia circolare e l'efficienza energetica usando in modo virtuoso la leva fiscale».
«Se non ci sarà una svolta radicale noi non riusciremo a utilizzare i soldi del Recovery Fund entro il 2026». Ha aggiunto Buia in un’intervista a Italpress, puntando il dito contro il Governo, che a suo dire non ha messo in atto misure strutturali. «L'Europa ha stanziato tante risorse verso il green e la sostenibilità, sarebbe folle non andare a prenderle. Abbiamo già dato un chiaro indirizzo al Governo ma bisogna passare dalla teoria ai fatti - ha proseguito -. Dobbiamo investire nelle infrastrutture, digitalizzare il settore, rilanciare le città. L'ultimo Decreto Semplificazioni ha portato il blocco sulla demolizione e ricostruzione di edifici che di storico non hanno nulla. Se continuiamo a ragionare così noi le smart city non le avremo mai», sono state le sue parole.



